Maxi-manifesti contro Leonardo spa vicino la sede di corso Marche a Torino: nuova iniziativa di Extinction Rebellion – VIDEO
La nuova azione degli attivisti di Extinction Rebellion contro Leonardo spa
TORINO – Un dirigente dell’azienda in giacca e cravatta, sotto la grande scritta Ecovandali, davanti a uno scenario di distruzione in una Torino in guerra, tra fumo, macerie e paesaggi aridi, in una rappresentazione esplicita del legame tra industria bellica, devastazione ambientale e crisi globale: è la nuova azione degli attivisti di Extinction Rebellion contro Leonardo spa.
I maxi-manifesti di Extintion Rebellion
Nella serata di ieri si è svolta una nuova iniziativa di Extinction Rebellion a Torino, nella zona di piazza Massaua, dove sono stati affissi una serie di maxi-manifesti su Leonardo spa, gigante italiano della difesa e dell’aerospazio.
Le immagini mostrano un dirigente dell’azienda in giacca e cravatta, sotto la grande scritta Ecovandali, davanti a uno scenario di distruzione in una Torino in guerra, tra fumo, macerie e paesaggi aridi, in una rappresentazione esplicita del legame tra industria bellica, devastazione ambientale e crisi globale.
Sullo sfondo dei manifesti compare anche la ciminiera dello stabilimento di corso Marche, già teatro dell’azione del marzo 2025, quando Extinction Rebellion aveva scritto a grandi lettere “Life Not War”. Motivo per cui ora quattro attivisti andranno a processo: l’accusa è di imbrattamento e proprio oggi, 22 giugno, ci sarà l’udienza predibattimentale al Tribunale di Torino.
“Torniamo nel quartiere dove ha sede una delle principali aziende italiane, partecipata dallo Stato, che – con la complicità del governo italiano – produce e vende armi impiegate in bombardamenti indiscriminati che devastano territori e popolazioni, per richiamare l’attenzione degli abitanti su chi, nel loro quartiere, trae profitto dalla guerra” afferma Extinction Rebellion.
“La stessa azienda che oggi denuncia quattro persone per aver scritto Life Not War su una ciminiera dismessa. Chi è davvero responsabile di sporcare o deturpare i beni altrui? Ecovandalo è chi produce armi!”.
Extinction Rebellion ribalta quindi l’accusa di “imbrattamento” rivolgendo invece ironicamente a Leonardo il termine “ecovandalo”, spesso utilizzato dagli esponenti del governo in forma di accusa nei confronti dei movimenti ecologisti e già utilizzata in altri manifesti ironici attaccati del movimento su altri esponenti politici come Cirio, Meloni, Salvini e Pichetto Fratin.
Gli attivisti contro Leonardo
Al centro dei manifesti c’è il ruolo di Leonardo all’interno del contesto internazionale segnato dal riarmo e dall’intensificarsi dei conflitti. L’azienda, continuano gli attivisti, è uno dei principali attori europei nel settore della difesa e partecipa alla produzione e allo sviluppo di sistemi militari utilizzati in diversi scenari globali.
Negli ultimi anni il fatturato è sempre aumentato, grazie soprattutto all’esportazione di sistemi d’arma in Ucraina e Palestina, e nel 2025 l’utile netto è stato di 19,5 miliardi. Come riportato da diversi studi e report internazionali, questo modello industriale contribuisce non solo all’escalation bellica, ma anche alla distruzione di interi territori, con impatti profondi sugli ecosistemi e sulle comunità. In Ucraina la distruzione di centrali, dighe e impianti industriali ha liberato nell’ambiente tonnellate di metalli pesanti e idrocarburi. A Gaza polveri tossiche e amianto inquinano l’aria, i terreni agricoli sono devastati e l’80% degli alberi è andato perso.
Di fronte a queste evidenze e alle crescenti proteste della società civile, aziende come Leonardo stanno rispondendo con campagne mediatiche e querele. È di questi giorni, infatti, la notizia di una richiesta danni di 150mila euro da parte di Leonardo spa a due attivisti romani che nel dicembre 2024, insieme a decine di altri, parteciparono a una passeggiata rumorosa e pacifica nella sede romana di Leonardo per chiedere lo stop alle forniture di armi a Turchia e Israele.
“Sempre più aziende ed esponenti politici stanno denunciando movimenti e associazioni per le azioni con cui, in questi anni, abbiamo cercato di portare alla luce le loro responsabilità. Potranno anche provare a silenziarci, faremo parlare i muri e i pannelli delle città”, conclude Extinction Rebellion.
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