CronacaTorino
Dopo le molestie alla 13enne, la comunità bengalese di Torino scende in piazza contro la violenza sulle donne
La comunità bengalese vuole esprimere ferma condanna: “Vogliamo dire alla città che siamo contro di lui, e che siamo dalla parte della ragazzina e delle forze dell’ordine”
TORINO – Vi abbiamo parlato fin qui del caso della giovane di 13 anni che ha subito molestie sessuali all’interno di un minimarket. Una vicenda che ha suscitato polemiche politiche e una infuocata discussione sulla decisione della magistratura di scarcerare il 42enne che ha commesso la violenza.
Una decisione che ha scatenato una vera caccia all’uomo e una ondata di odio che ha portato, sui social, alla vendetta nei confronti della Gip, sulla quale sono piovute minacce indirizzate a lei e alla famiglia.
Inoltre, alcuni titolari di minimarket della zona in cui si è verificato il fatto hanno dovuto appendere dei biglietti sulle vetrate in cui dichiarano di non essere coinvolti nella vicenda: “Non sono io l’uomo indagato per le violenze.”
La comunità bengalese si mobilita
Ma la vicenda ha anche un altro risvolto. Questa volta, infatti, la comunità bengalese ha deciso di far sentire la propria voce dandosi appuntamento oggi davanti a Palazzo Civico dalle 15 alle 18 per esprimere ferma condanna verso un grave episodio di cronaca e prenderne nettamente le distanze.
La mobilitazione nasce a seguito dell’arresto – e della successiva scarcerazione da parte del gip, in attesa della decisione del Tribunale del Riesame fissata per il 14 settembre – di un cittadino bengalese accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di una tredicenne all’interno di un minimarket di Borgo Vittoria.

“Noi bengalesi non possiamo accettare che un nostro connazionale abbia violentato una ragazza. Vogliamo dire alla città che siamo contro di lui, e che siamo dalla parte della ragazzina e delle forze dell’ordine” sono le dichiarazioni rilasciate a La Stampa da Ismail Sikder, 45 anni, presidente della moschea di via La Salle e promotore dell’iniziativa.
“La vicenda ci ha creato troppo dolore – continua Sikder – ma non volevamo chiuderci nelle nostre case e fare finta di niente. Uno sbaglio fatto da un bengalese ci obbliga a fare qualcosa per ripagare la città. Noi qui siamo diecimila, lavoriamo e studiamo da anni senza fare del male a nessuno. Per noi il responsabile non doveva uscire dal carcere – conclude Sikder – quella bambina poteva essere mia figlia, vogliamo mostrarle la nostra vicinanza”.
Il tema sicurezza
Oltre al messaggio di solidarietà alla vittima, la manifestazione porta all’attenzione delle istituzioni una richiesta concreta in tema di sicurezza urbana.
La comunità intende infatti chiedere al sindaco un intervento sulla regolamentazione degli orari dei minimarket, sollecitandone la chiusura serale anticipata e maggiori controlli sulla vendita di alcolici ai minori e sul contrasto allo spaccio.
La presa di posizione pubblica punta anche a fermare il clima di tensione e gli episodi di intolleranza registrati negli ultimi giorni. In seguito alla notizia della violenza, diversi commercianti bengalesi sono stati bersaglio di insulti e generalizzazioni. Particolarmente emblematico il caso di Jalil Uddin, titolare del negozio adiacente a quello del fatto di cronaca, aggredito verbalmente da un gruppo di persone e costretto ad affiggere un cartello in vetrina per chiarire la propria estraneità all’accaduto.
Un’ondata di ostilità a cui ha fatto da contrappeso la solidarietà di parte dello stesso quartiere di Borgo Vittoria che ha richiamato alla necessità di non confondere le responsabilità individuali con l’operato di un’intera comunità integrata nel tessuto sociale torinese.
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