Vercelli capitale del riso, Giorgia Meloni inaugura la fiera internazionale Risò
Il nostro Paese rappresenta il 56% delle superfici coltivate a riso dell’Unione europea e il 53% della produzione comunitaria
VERCELLI – Vercelli torna al centro del dibattito internazionale sul futuro del riso. Da oggi, 11 settembre, fino a domenica 13 settembre, la città ospita la seconda edizione di Risò, il Festival Internazionale del Riso, manifestazione che riunisce istituzioni, produttori, operatori economici e rappresentanti di numerosi Paesi per discutere delle prospettive della risicoltura europea e della tutela della filiera.
L’edizione 2026 è stata inaugurata alle 11 dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme al ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida. Alla cerimonia hanno partecipato anche il direttore generale della FAO Qu Dongyu, il vicedirettore generale Maurizio Martina e oltre trenta ambasciatori provenienti da diversi Paesi del mondo.
A fare gli onori di casa sono stati il presidente della Provincia di Vercelli Davide Gilardino, la presidente dell’Ente Nazionale Risi Natalia Bobba, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e il sindaco di Vercelli Roberto Scheda.
A Vercelli buyer da 20 Paesi e delegazioni da 25 Stati
Il Festival è organizzato da Provincia e Comune di Vercelli insieme all’Ente Nazionale Risi, con il sostegno della Regione Piemonte e del Masaf, e punta a rafforzare la dimensione internazionale del comparto.
Non si tratta soltanto di una manifestazione dedicata alla promozione del prodotto. A Risò sono arrivati buyer provenienti da 20 Paesi e delegazioni da 25 Stati esteri, con l’obiettivo di creare occasioni di confronto e anche nuove opportunità commerciali.
Al centro dei lavori ci sono alcune delle questioni che stanno interessando maggiormente la filiera: competitività, reciprocità negli scambi commerciali, innovazione, ricerca e tutela delle produzioni di qualità.
Lollobrigida: “Necessario difendere la coltura del riso”
Proprio la tutela della risicoltura è stata uno dei temi principali affrontati dal ministro Lollobrigida.
«Il riso italiano è un prodotto eccezionale, apprezzato in tutto il mondo», ha dichiarato il ministro, sottolineando il primato dell’Italia nella produzione europea. Secondo i dati presentati durante il Festival, il nostro Paese produce più della metà del riso dell’Unione europea.
Lollobrigida ha indicato tre direttrici dell’azione del Governo: sostegno alla produzione agricola, maggiore protezione del riso italiano rispetto alle importazioni a basso costo e promozione del prodotto sui mercati internazionali.
«È necessario difendere la coltura del riso», ha sottolineato il ministro, spiegando che Risò vuole contribuire proprio a rafforzare la consapevolezza internazionale dell’importanza della risicoltura e del lavoro dei produttori.
L’Italia produce il 53% del riso europeo
I numeri raccontano il peso che la risicoltura ha per l’agricoltura italiana. Il nostro Paese rappresenta il 56% delle superfici coltivate a riso dell’Unione europea e il 53% della produzione comunitaria.
La campagna 2025-2026 ha raggiunto una produzione di 1,36 milioni di tonnellate, in crescita dell’1,1% rispetto alla campagna precedente. Le superfici coltivate sono state circa 233.500 ettari, con una raccolta iniziata quest’anno tra la fine di agosto e l’inizio di settembre.
Una parte particolarmente importante della produzione si concentra nel triangolo risicolo del Nord Italia: Pavia, Vercelli e Novara rappresentano complessivamente l’83% della superficie coltivata e l’84% della produzione nazionale.
Anche il valore economico della filiera è significativo. L’export del riso italiano supera gli 800 milioni di euro all’anno, con un saldo commerciale positivo di circa 550 milioni di euro. I principali mercati di destinazione sono quelli europei, in particolare Francia, Germania e Regno Unito.
La sfida delle importazioni e la richiesta di reciprocità
Uno dei temi più delicati affrontati a Vercelli riguarda il rapporto tra la produzione europea e il riso proveniente dai Paesi extra UE.
L’alleanza EU-Rice, nata lo scorso anno, riunisce gli otto principali Paesi produttori europei: Italia, Portogallo, Spagna, Francia, Grecia, Bulgaria, Romania e Ungheria. L’obiettivo è portare nelle istituzioni europee e internazionali le esigenze della risicoltura continentale.
Secondo i dati diffusi in occasione di Risò, circa il 60% delle importazioni complessive di riso nell’Unione europea avviene a dazio zero, in particolare nell’ambito degli accordi commerciali con i Paesi meno avanzati. Il comparto italiano chiede maggiore reciprocità e l’applicazione di standard equivalenti a quelli richiesti ai produttori europei.
Il tema riguarda anche i controlli. Dal 2021 l’ICQRF ha intensificato l’attività nel comparto, con particolare attenzione al riso biologico, alle importazioni extra UE e alla ricerca di residui di sostanze non autorizzate.
Nel biennio 2024-2025 sono stati effettuati 1.201 controlli, tra attività ispettive e analitiche, coinvolgendo 567 operatori e 853 prodotti. Sono stati inoltre prelevati 448 campioni. Per il 2026 è previsto un ulteriore rafforzamento dei controlli, con un obiettivo complessivo di circa 450 verifiche.
Il programma: dal futuro della risicoltura alla storia delle mondine
Risò non è però soltanto un appuntamento istituzionale ed economico. Il programma comprende convegni, esposizioni, laboratori, degustazioni, mostre e iniziative dedicate alla cultura del riso e al territorio.
La giornata inaugurale prevede alla Basilica di Sant’Andrea, alle 18, il confronto sul tema “Il sistema riso italiano di qualità: modello di sviluppo internazionale”, con Lollobrigida, Qu Dongyu, Maurizio Martina e i rappresentanti delle principali organizzazioni agricole.
Sabato 12 settembre il dibattito si sposterà al Salone degli Affreschi di piazza Zumaglini, con il convegno dedicato a “Il futuro del settore risicolo in Europa: qualità, sicurezza alimentare e competitività”. Al centro ci saranno le prospettive della risicoltura europea, la competitività, la sostenibilità, il commercio internazionale e il futuro della Politica agricola comune.
Nel Villaggio fieristico troveranno spazio produttori, realtà della filiera ed eccellenze gastronomiche, insieme a incontri, laboratori, degustazioni e iniziative culturali.
I 160 anni del Canale Cavour e gli 80 anni del riso Arborio
Tra gli appuntamenti dedicati alla storia del territorio c’è una mostra immersiva sui 160 anni del Canale Cavour, una delle grandi infrastrutture irrigue che hanno trasformato le Terre d’Acqua e contribuito allo sviluppo agricolo, economico e sociale del territorio.
Risò celebra inoltre gli 80 anni del riso Arborio, una delle varietà più rappresentative della risicoltura italiana, con un percorso dedicato alle sue origini, alla sua evoluzione e al ruolo avuto nella cultura gastronomica italiana.
Un’altra mostra sarà invece dedicata alla storia delle mondine e alla conquista delle otto ore di lavoro, a 120 anni da quella battaglia. L’iniziativa ripercorre le condizioni di vita e di lavoro nei campi, le lotte e le conquiste sociali che hanno segnato profondamente il territorio vercellese.
Tre risi italiani hanno il marchio europeo
Il legame tra prodotto, territorio e qualità è rappresentato anche dalle tre Indicazioni Geografiche riconosciute alla risicoltura italiana: Riso di Baraggia Biellese e Vercellese DOP, Riso Nano Vialone Veronese IGP e Riso del Delta del Po IGP.
Sono esempi di un modello produttivo che punta sulla tracciabilità e sulla qualità, con costi di produzione più elevati rispetto a quelli di molti Paesi extraeuropei ma con standard più stringenti sul piano produttivo, sanitario e ambientale.
Per tre giorni, dunque, Vercelli diventa il luogo di incontro tra la dimensione agricola, economica e internazionale del riso e la memoria di un territorio profondamente legato alle sue risaie. Una filiera che oggi guarda ai mercati mondiali, ma che affonda le proprie radici nella storia delle Terre d’Acqua piemontesi.
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