CronacaCuneo
Baldissero d’Alba, un solo proiettile ha ucciso Gjovalin Lazri: i primi risultati dell’autopsia
L’arma era regolarmente detenuta e denunciata, ma secondo quanto emerso dalle indagini avrebbe dovuto essere custodita esclusivamente nell’abitazione in cui l’uomo vive con la madre
ALBA – È stato un solo proiettile a uccidere Gjovalin Lazri, il 36enne morto nella notte tra il 20 e il 21 settembre a Baldissero d’Alba, nel Cuneese, dopo essere stato raggiunto da alcuni colpi d’arma da fuoco durante un tentativo di furto in un cantiere. È quanto emerge dai primi accertamenti dell’autopsia eseguita mercoledì 23 settembre all’obitorio civico di Torino.
L’esame autoptico, durato più di tre ore, ha permesso di chiarire uno degli aspetti rimasti finora incerti nella ricostruzione: non sarebbero stati due i proiettili a raggiungere il 36enne, come era stato ipotizzato nelle prime ore dopo la sparatoria.
Un foro d’ingresso e uno d’uscita tra collo e scapola
Sul corpo di Lazri sono stati individuati due fori, uno di ingresso e uno di uscita, riconducibili a un unico proiettile. Il colpo ha attraversato la zona compresa tra il collo e la scapola.
Resta invece molto più remota, secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’ipotesi alternativa che il 36enne possa essere stato colpito mortalmente da un proiettile di rimbalzo.
Per avere il quadro completo saranno comunque necessari ulteriori accertamenti. I risultati definitivi dell’autopsia, affidata al medico legale Valentina De Biasio su incarico della procuratrice aggiunta Laura Deodato della Procura di Asti, potrebbero arrivare nelle prossime settimane. Le indagini sono condotte dai carabinieri della Compagnia di Bra.
La sparatoria nel cantiere di Baldissero d’Alba
Per la morte di Lazri è indagato per omicidio volontario Roberto Mollo, 35 anni, autotrasportatore e titolare di una ditta. La notte del 20 settembre si trovava all’interno di una cascina in ristrutturazione a Baldissero d’Alba, quando avrebbe sentito dei rumori provenire dall’esterno.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, Lazri sarebbe entrato nell’area insieme ad altre persone con l’obiettivo di portare via materiale edile. Nel mirino ci sarebbero stati tegole, cemento, piastrelle, attrezzi e ponteggi, per un valore complessivo di diverse migliaia di euro.
Mollo avrebbe quindi impugnato una pistola e sparato più colpi verso il gruppo, nel buio. L’arma era regolarmente detenuta e denunciata, ma secondo quanto emerso dalle indagini avrebbe dovuto essere custodita esclusivamente nell’abitazione in cui l’uomo vive con la madre, a poche centinaia di metri dal cantiere, e non nella cascina in ristrutturazione.
Mollo non è al momento sottoposto a misure cautelari. Difeso dall’avvocato Piermario Morra, si è detto pentito per aver sparato.
La telefonata al 112: «Mi sono difeso»
A fornire un ulteriore elemento sulla prima fase della vicenda è anche la telefonata effettuata da Mollo al 112 e trasmessa ieri sera dal Tg1.
L’uomo, ancora in pigiama, raccontava all’operatore di aver avuto dei ladri all’interno della proprietà e di essersi difeso. Diceva di aver ferito una persona, senza sapere in quel momento se fosse morta, e spiegava di essersi spaventato davanti al gruppo, che secondo il suo racconto era incappucciato.
«Sono disperato, ho avuto paura», ha detto durante la chiamata, chiedendo agli operatori di raggiungerlo.
La famiglia di Lazri chiede giustizia
Gjovalin Lazri viveva a Torino, dove gestiva un bar. La sua famiglia, assistita dall’avvocata Roberta Sisimbro, chiede che venga fatta piena luce sulla dinamica della sparatoria e sulle responsabilità nella morte del 36enne.
I prossimi passaggi dell’inchiesta saranno quindi legati agli ulteriori esami medico-legali e soprattutto al sopralluogo nel cantiere di Baldissero d’Alba, considerato dagli investigatori fondamentale per ricostruire la posizione delle persone coinvolte, la traiettoria del proiettile e la sequenza degli spari.
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Irene
24 Settembre 2026 at 9:56
Ma perché buttiamo via tanti soldi dei contribuenti per un ladro?