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Gabriele Farina

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TORINO – Una presunta frode all’IVA da circa 100 milioni di euro, costruita attraverso un sistema di società cartiere e fatture per operazioni inesistenti nel commercio di materie plastiche. È quanto hanno ricostruito i militari dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza di Torino e Ancona, al termine di un’articolata indagine coordinata dalla Procura Europea (EPPO), Ufficio di Torino.

L’operazione ha portato all’esecuzione di un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Torino nei confronti di 18 persone. Undici sono state raggiunte da misure di custodia cautelare, di cui otto in carcere e tre agli arresti domiciliari, mentre per altre sette sono state disposte misure interdittive.

Il provvedimento comprende anche il sequestro preventivo, anche per equivalente, di beni e disponibilità finanziarie fino a circa 25 milioni di euro, ritenuti il profitto complessivo degli illeciti contestati. I sequestri riguardano 23 persone fisiche e 16 imprese.

La presunta frode tra Italia e altri cinque Paesi

Al centro dell’inchiesta c’è, secondo l’accusa, un’associazione per delinquere con base nelle Marche e ramificazioni in diverse regioni italiane e all’estero.

Il sistema avrebbe coinvolto 34 imprese italiane e 8 società estere con sedi in Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania e Ungheria. Le società, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbero avuto ruoli diversi all’interno del meccanismo, come missing trader, buffer, broker e conduit.

La frode avrebbe riguardato soprattutto il commercio di polimeri plastici, anche se in alcuni casi sarebbero state movimentate e fatturate anche calzature.

Il meccanismo si sarebbe basato sull’utilizzo di società prive di una reale struttura operativa e spesso intestate a prestanome. Queste imprese avrebbero emesso o utilizzato fatture relative a operazioni commerciali inesistenti, consentendo ai destinatari finali di ottenere indebitamente la detrazione dell’IVA.

Le società interposte, a loro volta, avrebbero omesso sistematicamente la presentazione delle dichiarazioni fiscali e il versamento dell’imposta dovuta.

La stessa merce movimentata avanti e indietro

Uno degli aspetti ricostruiti dalla Guardia di Finanza riguarda alcune movimentazioni internazionali della merce.

In una prima fase del presunto sistema fraudolento, le stesse partite di materiale sarebbero state trasferite fisicamente dall’Italia, in particolare da Gorizia, verso l’Austria, nelle località di Furnitz o Villach, per poi tornare in Italia.

Nel frattempo, però, sarebbero state emesse diverse fatture che documentavano ulteriori cessioni verso società dell’Est Europa, anche se la merce, secondo gli investigatori, non sarebbe mai stata effettivamente spedita a quelle destinazioni.

In questo modo, ai clienti finali sarebbe arrivata sempre la stessa partita di materiale, persino con lo stesso imballaggio, mentre sul piano documentale sarebbero state registrate diverse operazioni commerciali.

Fatture false per circa 100 milioni

Le indagini, condotte attraverso intercettazioni, attività di osservazione e pedinamento, accertamenti bancari e analisi delle banche dati, avrebbero permesso di ricostruire l’emissione e l’utilizzo, tra il 2018 e il 2022, di fatture per operazioni inesistenti per un valore complessivo di circa 100 milioni di euro.

Il danno ai bilanci dell’Unione europea e dello Stato italiano è stato quantificato in circa 25 milioni di euro, corrispondenti al profitto della frode contestata.

Complessivamente, secondo gli investigatori, sarebbero state coinvolte 56 persone, a vario titolo, nella gestione delle società utilizzate nel meccanismo.

I proventi dell’evasione sarebbero stati utilizzati per remunerare i diversi soggetti coinvolti. La struttura avrebbe inoltre potuto contare, secondo l’ipotesi investigativa, su un gruppo di finanziatori esterni che mettevano a disposizione dei promotori ingenti somme di denaro, necessarie ad alimentare il circuito dei pagamenti collegato alle false fatturazioni.

Operazione in sette regioni, impegnati oltre 140 finanzieri

L’esecuzione dei provvedimenti e le contestuali perquisizioni personali e locali hanno coinvolto oltre 140 finanzieri dei Nuclei di polizia economico-finanziaria di Torino e Ancona.

I militari sono stati supportati dai Reparti territorialmente competenti in Piemonte, Marche, Lazio, Veneto, Lombardia, Puglia e Calabria, con l’impiego anche di unità cinofile specializzate nella ricerca di denaro contante, i cosiddetti cash dog.

L’indagine è nata dalle attività investigative dei finanzieri marchigiani e piemontesi, inizialmente coordinate dalla Procura della Repubblica di Ancona, e successivamente valorizzate e coordinate dalla Procura Europea nell’ambito delle proprie competenze sulle frodi che incidono sugli interessi finanziari dell’Unione europea.

Tra le contestazioni figurano, a vario titolo, l’associazione per delinquere finalizzata alla frode IVA, l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, l’omessa dichiarazione e l’indebita compensazione di crediti d’imposta.

Il procedimento si trova comunque nella fase delle indagini preliminari. Le persone coinvolte sono indagate e, in base al principio di presunzione di innocenza, non possono essere considerate colpevoli fino a un’eventuale sentenza di condanna definitiva.

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