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Morti sul lavoro in Piemonte, 58 vittime nei primi otto mesi del 2026: regione in zona arancione

L’incidenza regionale è pari a 22 morti ogni milione di occupati, contro una media nazionale di 20,9.

Gabriele Farina

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TORINO – Il Piemonte registra 58 morti sul lavoro nei primi otto mesi del 2026, cinque in più rispetto allo stesso periodo del 2025. È quanto emerge dal monitoraggio dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, aggiornato alla fine di agosto, che colloca la regione in zona arancione per il rischio di mortalità sul lavoro, dopo il passaggio dalla precedente zona gialla.

L’incidenza regionale è pari a 22 morti ogni milione di occupati, contro una media nazionale di 20,9. Un dato che evidenzia una situazione più critica rispetto al quadro italiano, con differenze significative tra le province piemontesi.

Vercelli, Cuneo e Alessandria in zona rossa

La situazione più preoccupante riguarda Vercelli, Cuneo e Alessandria, tutte classificate in zona rossa nella mappatura del rischio elaborata dall’Osservatorio Vega.

Vercelli registra un’incidenza di 71,7 morti ogni milione di occupati, oltre tre volte la media nazionale. Seguono Cuneo con 36,9 e Alessandria con 28,0.

In zona arancione si trova Asti, con un’incidenza di 21,6. Torino è invece in zona gialla, con 17,9 morti ogni milione di occupati. In zona bianca figurano Novara, con 12,4, e le province di Biella e Verbano-Cusio-Ossola, che non registrano decessi in occasione di lavoro nel periodo considerato.

«Il passaggio del Piemonte dalla zona gialla alla zona arancione è un segnale che non può essere sottovalutato», commenta l’ingegner Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega. Secondo Rossato, i dati richiedono interventi mirati sulla prevenzione, una formazione più efficace e controlli adeguati nei luoghi di lavoro.

Torino è la provincia con più vittime in termini assoluti

Se si considerano i numeri assoluti, è Torino a registrare il maggior numero di morti sul lavoro in Piemonte. Da gennaio ad agosto 2026, nella provincia torinese si contano 21 vittime complessive, seguita da Cuneo con 14, Alessandria con 9 e Vercelli con 5.

Seguono Novara con 4 decessi, Asti con 3 e Verbano-Cusio-Ossola con 2. Biella non registra vittime.
Dei 58 decessi complessivi in Piemonte, 41 sono avvenuti in occasione di lavoro, mentre 17 sono avvenuti in itinere, cioè durante il tragitto. Rispetto allo stesso periodo del 2025, si registrano tre morti in più in occasione di lavoro e due in più in itinere.

Limitando l’analisi agli infortuni mortali avvenuti durante l’attività lavorativa, Torino rimane la provincia con il maggior numero di vittime, 17. Seguono Cuneo con 10, Alessandria e Vercelli con 5 ciascuna, Asti e Novara con 2. Nessun caso a Biella e nel Verbano-Cusio-Ossola.

Oltre 24mila denunce di infortunio sul lavoro

Il quadro regionale comprende anche un aumento delle denunce di infortunio. Alla fine di agosto 2026, in Piemonte se ne contano 24.198 in occasione di lavoro, contro le 22.886 dello stesso periodo del 2025.

Le denunce riguardano 15.148 uomini e 9.050 donne. Tra i 41 lavoratori deceduti in occasione di lavoro, 36 sono uomini e 5 donne.

Sono 5.254 le denunce di infortunio in occasione di lavoro che riguardano lavoratori stranieri. Tra le vittime registrate in occasione di lavoro, 6 sono cittadini stranieri.

Per quanto riguarda l’età, la fascia più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni, con 15 decessi. Seguono i lavoratori tra i 45 e i 54 anni e gli over 65, entrambi con 8 vittime.

Come funziona la classificazione del rischio

La zonizzazione dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega confronta l’incidenza degli infortuni mortali nelle diverse aree con la media nazionale. L’indicatore misura il numero di lavoratori deceduti in occasione di lavoro ogni milione di occupati, consentendo di confrontare territori con popolazioni lavorative differenti.

La classificazione prevede quattro livelli: zona bianca per un’incidenza inferiore al 75% della media nazionale; zona gialla per valori compresi tra il 75% della media e la media stessa; zona arancione per valori superiori alla media ma non oltre il 125%; zona rossa per un’incidenza superiore al 125%.

Il passaggio del Piemonte in zona arancione segnala quindi un peggioramento dell’indicatore regionale. I dati provinciali mostrano inoltre che il rischio non è distribuito in modo uniforme: accanto a territori con valori inferiori alla media nazionale, Vercelli, Cuneo e Alessandria presentano livelli di mortalità particolarmente elevati.

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