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La rivoluzione Hangeul del Re Sejong il Grande in mostra ai Graphic Days a Torino

La mostra arriva inoltre in un anno significativo: il 2026 segna il centenario dell’Hangeul Day, la ricorrenza istituita nel 1926 e celebrata ogni 9 ottobre per ricordare la nascita della scrittura coreana

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TORINO – Un alfabeto nato quasi sei secoli fa per permettere a tutti di leggere e scrivere, in un’epoca in cui la conoscenza della scrittura era riservata a pochi. È la storia dell’Hangeul, l’alfabeto coreano, al centro di una mostra presentata dall’agenzia di comunicazione torinese sixeleven in occasione dei Graphic Days 2026, in collaborazione con lo studio coreano Lift-Off e il King Sejong Institute di Torino.

La storia dell’Hangeul comincia nel 1443, durante la dinastia Joseon. All’epoca, in Corea, la scrittura si basava sui caratteri cinesi, difficili da apprendere e conosciuti soprattutto dalle classi più istruite. Il re Sejong il Grande decise così di creare un sistema completamente nuovo, più semplice e accessibile anche a chi non aveva ricevuto un’istruzione formale.

Nacque un alfabeto composto da 14 consonanti e 10 vocali, progettato per rappresentare i suoni della lingua coreana. Una scelta che non fu soltanto linguistica, ma anche politica e sociale, perché offriva a una parte molto più ampia della popolazione la possibilità di imparare a leggere e scrivere.

Nonostante questo obiettivo, l’Hangeul incontrò a lungo l’opposizione delle classi dirigenti, che lo consideravano una “scrittura volgare”. Solo con le riforme Gabo del 1894 ottenne il riconoscimento di scrittura nazionale. Durante l’occupazione giapponese divenne anche uno strumento di resistenza culturale, continuando a circolare clandestinamente.

Dopo la guerra di Corea e la divisione della penisola, l’Hangeul ha assunto un ulteriore significato: quello di elemento comune tra Corea del Nord e Corea del Sud, due Paesi separati politicamente ma legati dalla stessa scrittura.

La mostra ripercorre queste tappe attraverso pannelli bilingui, soffermandosi anche sulla particolare struttura grafica dell’alfabeto. Le consonanti furono progettate richiamando la posizione degli organi della parola durante la pronuncia, mentre le vocali si basano sulla combinazione di tre elementi simbolici: cielo, terra e uomo.

Dalla combinazione delle lettere si possono ottenere 11.172 sillabe teoriche, organizzate secondo regole precise. Un sistema che sixeleven descrive come «un caos molto ordinato», capace di offrire possibilità compositive molto diverse da quelle dell’alfabeto latino.

Il percorso comprende anche The Order of Hangeul, un’opera realizzata da sixeleven insieme allo studio di Seul Lift-Off, che traduce in diagrammi e animazioni i principi contenuti nell’Hunminjeongeum Haerye, il testo storico che spiega la creazione dell’alfabeto.

A completare l’esposizione sono i lavori dei sei vincitori di una sfida calligrafica promossa dal King Sejong Institute di Torino, ispirata agli antichi esami di Stato della dinastia Joseon.

La mostra arriva inoltre in un anno significativo: il 2026 segna il centenario dell’Hangeul Day, la ricorrenza istituita nel 1926 e celebrata ogni 9 ottobre per ricordare la nascita della scrittura coreana. Un’occasione per raccontare non soltanto la storia di un alfabeto, ma anche il suo valore culturale, sociale e grafico.

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