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Angelo Moriondo, la storia dell’uomo che inventò la macchina per il caffè espresso

Geloso della sua creatura, costruì solo pochi esemplari a mano e li utilizzò esclusivamente nei suoi esercizi pubblici come elemento di richiamo per la clientela

Gabriele Farina

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TORINO – In Italia, il rito dell’espresso è un pilastro della quotidianità, ma pochi sanno che la tecnologia che lo rende possibile è nata a Torino verso la fine dell’Ottocento dalla mente brillante di un imprenditore e inventore: Angelo Moriondo.

Una Famiglia di Innovatori

Nato a Torino il 6 giugno 1851, Moriondo non era nuovo al mondo dell’imprenditoria. La sua era una famiglia di innovatori: il padre fondò la nota fabbrica di cioccolato “Moriondo & Gariglio”, e un suo antenato aveva ottenuto già nel XVIII secolo la licenza per produrre Vermouth.

Tuttavia, Angelo scelse una strada diversa, legata all’accoglienza e alla ristorazione. Proprietario del prestigioso Grand-Hotel Ligure in piazza Carlo Felice e dell’American Bar nella Galleria Nazionale di via Roma, si trovò ad affrontare un problema comune a molti ristoratori dell’epoca: la lentezza della preparazione del caffè. All’epoca, i clienti dovevano attendere diversi minuti per una tazza, un tempo eccessivo per la nuova clientela “frettolosa” della Torino industriale.

L’Invenzione: La Macchina a Vapore

L’esigenza di servire molti clienti in tempi brevi spinse Moriondo a progettare una soluzione radicale. In collaborazione con il meccanico Martina, creò una struttura imponente in rame e bronzo, alta circa un metro e a forma di campana.

A differenza delle caffettiere tradizionali, questa macchina utilizzava una combinazione di acqua e vapore per spingere il liquido attraverso il macinato. Fu presentata ufficialmente all’Esposizione Generale di Torino del 1884, dove ricevette una medaglia di bronzo. La stampa dell’epoca la descrisse con stupore: la “caffettiera miracolosa” era capace di produrre fino a 300 tazze di caffè in un’ora (o dieci tazze contemporaneamente in pochi minuti).

Il Brevetto del 1884

Il 16 maggio 1884, Moriondo registrò il brevetto (Vol. 33, n. 256) per un congegno dal titolo: “Nuovi apparecchi a vapore per la confezione economica ed istantanea del caffè in bevanda. Sistema A. Moriondo”.

L’innovazione non risiedeva solo nella velocità, ma nella versatilità: la macchina era dotata di valvole di sicurezza, controlli per la pressione e un manico porta-filtro con attacco rapido, elementi che avrebbero gettato le basi per le moderne macchine da espresso che utilizziamo ancora oggi.

Perché il suo nome è rimasto nell’ombra?

Nonostante l’ingegnosità del progetto, il nome di Moriondo non è celebre quanto quello di Pavoni o Bezzera, che perfezionarono la macchina negli anni successivi. Il motivo è puramente commerciale: Moriondo non sfruttò mai la sua invenzione su scala industriale.

Geloso della sua creatura, costruì solo pochi esemplari a mano e li utilizzò esclusivamente nei suoi esercizi pubblici come elemento di richiamo per la clientela. Per lui, la macchina era uno strumento per migliorare i propri servizi alberghieri, non un prodotto da vendere ad altri. Questa scelta limitò la diffusione della sua invenzione fino a quando, dopo la sua morte (avvenuta a Marentino nel 1914), altri inventori non ne ripresero e diffusero i principi.

L’Eredità

Sebbene per decenni sia stato dimenticato, la figura di Angelo Moriondo è stata riscoperta dagli storici del caffè (come l’australiano Ian Bersten) come il vero pioniere dell’espresso. Oggi, ogni volta che sentiamo il sibilo del vapore e il profumo di un caffè preparato “espresso” — cioè fatto al momento e velocemente — stiamo rendendo omaggio a quel geniale imprenditore torinese che voleva solo far felici i suoi clienti più frettolosi.

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