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Guarino Guarini, l’architetto che ha cambiato il volto barocco di Torino
Oggi il suo lascito è ancora visibile nel centro storico: dalla cupola di San Lorenzo alla facciata di Palazzo Carignano, fino alla Cappella della Sindone
TORINO – Torino deve a Guarino Guarini alcune delle sue architetture più sorprendenti. Matematico, filosofo, teologo e architetto, il religioso modenese contribuì a trasformare la capitale sabauda nella seconda metà del Seicento, lasciando edifici nei quali la ricerca geometrica si intreccia con la fede e con una straordinaria capacità di costruire spazi pieni di movimento e di luce.
La sua opera è legata soprattutto alla Cappella della Sindone, alla Real Chiesa di San Lorenzo e a Palazzo Carignano, tre luoghi che raccontano altrettanti aspetti della sua personalità: l’ingegno matematico, la sperimentazione architettonica e il rapporto con la corte dei Savoia. Il suo contributo fu determinante per l’identità barocca di Torino, una città che in quegli anni stava rafforzando il proprio ruolo di capitale europea.
Da Modena alla corte dei Savoia: l’arrivo a Torino
Guarino Guarini nacque a Modena il 17 gennaio 1624 ed entrò nell’ordine religioso dei Teatini nel 1639. La sua formazione non si limitò alla teologia: approfondì la filosofia, la matematica e le discipline scientifiche, sviluppando un interesse per la geometria che avrebbe influenzato profondamente il suo modo di progettare gli edifici.
Durante gli anni di formazione a Roma entrò in contatto con le grandi esperienze del Barocco, in particolare con l’opera di Francesco Borromini. In seguito lavorò a Messina e a Parigi, dove si occupò di progetti architettonici e di insegnamento.
La svolta arrivò nel 1666, quando Guarini giunse a Torino, chiamato dai Teatini per occuparsi della chiesa di San Lorenzo. La capitale sabauda offriva un contesto particolarmente favorevole: la corte stava investendo nella trasformazione urbanistica e monumentale della città e cercava architetti capaci di interpretare le ambizioni della dinastia.
Nel 1668 il duca Carlo Emanuele II lo nominò ingegnere e matematico di corte, affidandogli anche l’incarico di progettare la cappella destinata a custodire la Sindone. Guarini rimase legato a Torino fino al 1681, pur compiendo alcuni viaggi e mantenendo rapporti con altre città.
Come ricostruisce MuseoTorino, in questo periodo realizzò opere che avrebbero lasciato un segno duraturo nell’architettura cittadina.
La Cappella della Sindone, il capolavoro di Guarini
Tra le opere che legano più profondamente Guarini a Torino, la Cappella della Sacra Sindone occupa un posto speciale. L’edificio si trova tra il Duomo e Palazzo Reale ed è inserito nel complesso architettonico che per secoli ha rappresentato il centro del potere religioso e politico sabaudo.
La cappella era stata voluta dai Savoia per dare una collocazione monumentale alla reliquia, trasferita a Torino nel 1578. Il progetto aveva una storia precedente all’arrivo dell’architetto modenese, ma fu Guarini a imprimergli la forma che lo avrebbe reso celebre.
Il suo intervento, avviato nel 1668, si concentrò soprattutto sulla struttura architettonica e sulla straordinaria cupola. Qui la geometria non è un semplice strumento di progettazione: diventa il mezzo per creare un effetto visivo che guida lo sguardo verso l’alto, attraverso una successione di archi e costoloni intrecciati.
La cupola sembra svilupparsi in una trama sempre più leggera, fino alla sommità, dove la luce assume un ruolo centrale. È un risultato che unisce calcolo matematico, tecnica costruttiva e ricerca spirituale, trasformando lo spazio interno in un’esperienza architettonica fuori dal comune.
La cappella non fu completata durante la vita di Guarini. L’architetto morì nel 1683 e i lavori proseguirono sotto altre maestranze, fino alla conclusione dell’edificio nel 1694. La sua storia non si è fermata al Seicento: dopo il grave incendio del 1997, la struttura è stata sottoposta a un lungo intervento di recupero e la cappella è stata riaperta nel 2018.
San Lorenzo, la chiesa dove la geometria diventa architettura
In piazza Castello, a pochi passi da Palazzo Reale, sorge la Real Chiesa di San Lorenzo, un’altra delle grandi testimonianze dell’attività torinese di Guarini.
L’edificio era stato iniziato nel 1634, ma il cantiere si era interrotto. Fu l’arrivo dell’architetto a dare nuovo impulso ai lavori, con un progetto capace di trasformare radicalmente l’organizzazione dello spazio interno.
La chiesa presenta una pianta centrale articolata, nella quale le forme geometriche si combinano per creare una percezione dinamica dell’ambiente. Il risultato più spettacolare si trova nella cupola, costituita da costoloni che si incrociano e si sovrappongono, formando una struttura apparentemente leggera.
L’effetto è molto diverso da quello delle grandi cupole tradizionali: invece di apparire come una massa compatta, la copertura si apre in una successione di elementi che lasciano filtrare la luce. La struttura sembra quasi sospesa sopra lo spazio sottostante.
San Lorenzo rappresenta bene il metodo di Guarini: partire da problemi geometrici e strutturali per arrivare a una soluzione che sia allo stesso tempo razionale e sorprendente. La chiesa, consacrata nel 1680, è considerata uno dei massimi risultati del Barocco torinese.
Palazzo Carignano, il volto civile del Barocco
Guarini non lavorò soltanto per la corte e per gli edifici religiosi. Il suo talento trovò espressione anche nell’architettura civile, come dimostra Palazzo Carignano, uno dei monumenti più riconoscibili del centro storico di Torino.
Il progetto fu commissionato dal principe Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano e avviato nel 1679. La costruzione si distingue per la facciata in mattoni, il corpo centrale curvilineo e il modo in cui le superfici concave e convesse movimentano il prospetto.
In un’epoca nella quale molti palazzi nobiliari seguivano schemi più regolari e simmetrici, Guarini scelse una soluzione decisamente originale. La facciata non si limita a delimitare l’edificio: crea un movimento continuo, conferendo alla residenza una presenza scenografica.
Il palazzo è anche un esempio importante del legame tra architettura e rappresentazione del potere. La residenza del principe doveva esprimere prestigio e raffinatezza, ma anche distinguersi nel tessuto urbano della capitale sabauda.
Guarini non vide completata la costruzione, che proseguì dopo la sua morte. Nei secoli successivi l’edificio avrebbe assunto un ulteriore significato per la storia italiana: qui si riunì il primo Parlamento del Regno d’Italia nel 1861 e oggi ha sede il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano.
Le altre opere e i progetti per la città
L’attività di Guarini a Torino fu più ampia rispetto ai tre edifici che ne hanno consacrato la fama. L’architetto partecipò alla trasformazione di altri complessi religiosi e civili, intervenendo su edifici preesistenti e sviluppando progetti che non sempre furono realizzati integralmente.
Tra i suoi incarichi figurano:
- Il Collegio dei Nobili, avviato nel 1679 per i Gesuiti e oggi sede dell’Accademia delle Scienze, nell’omonima via del centro.
- La chiesa di San Filippo Neri, per la quale Guarini elaborò una soluzione architettonica complessa, poi interessata da vicende costruttive successive.
- La chiesa della Consolata, sulla quale intervenne con un progetto che sarebbe stato modificato negli anni successivi.
- Porta di Po, una porta monumentale della cinta urbana seicentesca, oggi scomparsa.
- Palazzo Madama, per il quale studiò proposte di sistemazione che non corrispondono integralmente all’edificio visibile oggi.
Il suo lavoro non riguardò esclusivamente Torino. Guarini elaborò anche progetti per altri centri piemontesi, tra cui Racconigi, dove si occupò della trasformazione del castello, e Oropa, per il cui santuario predispose un progetto che non venne realizzato nella forma prevista.
È importante distinguere tra le opere effettivamente costruite, quelle realizzate soltanto in parte e i progetti rimasti sulla carta: una distinzione che permette di comprendere quanto il suo contributo alla storia architettonica della città sia stato articolato.
Guarino Guarini, tra matematica, filosofia e architettura
La particolarità di Guarini sta anche nel fatto che non fu soltanto un progettista. I suoi interessi scientifici lo portarono a studiare la geometria, l’astronomia e le possibilità offerte dalla matematica per risolvere problemi costruttivi complessi.
Durante il soggiorno torinese pubblicò opere come Il modo di misurare le fabriche, del 1674, un manuale dedicato alla misurazione degli edifici e al calcolo di superfici e volumi. Scrisse inoltre trattati di matematica, filosofia e fortificazione, mentre la sua Architettura civile uscì postuma nel 1737, curata da Bernardo Antonio Vittone.
Questi testi aiutano a comprendere il rapporto tra teoria e pratica nella sua attività. Le forme elaborate per le chiese e i palazzi non erano semplici esercizi decorativi: derivavano da una ricerca sulle strutture, sulle proporzioni e sulle possibilità di combinare elementi geometrici differenti.
Il confronto con Borromini è inevitabile, soprattutto per l’uso di superfici articolate e di strutture complesse. Guarini, tuttavia, sviluppò un linguaggio personale, nel quale le forme sembrano talvolta sfidare le regole più consolidate dell’architettura classica.
Gli studi sulla sua opera ne hanno riconosciuto anche la capacità di mettere in relazione tradizioni architettoniche diverse, attraverso esperienze maturate durante i viaggi e una conoscenza approfondita delle strutture storiche.
Perché Guarini è ancora importante per Torino
Guarino Guarini lasciò Torino nel 1681 e morì a Milano il 6 marzo 1683, a 59 anni. Il suo soggiorno nella capitale sabauda era durato circa quindici anni, ma fu sufficiente per lasciare un’impronta profonda nella storia della città.
Le sue architetture raccontano una Torino che nel Seicento stava costruendo la propria immagine di capitale europea. La corte dei Savoia cercava edifici capaci di esprimere prestigio e ambizione; Guarini rispose con un linguaggio originale, fondato sulla sperimentazione delle forme e sull’uso della luce.
Oggi il suo lascito è ancora visibile nel centro storico: dalla cupola di San Lorenzo alla facciata di Palazzo Carignano, fino alla Cappella della Sindone, ogni edificio mostra un modo diverso di interpretare il Barocco.
Per scoprire Guarino Guarini a Torino basta quindi percorrere poche strade del centro, passando dagli spazi religiosi alle residenze nobiliari. È un itinerario che permette di osservare come un architetto, attraverso la matematica e la ricerca formale, abbia contribuito a definire l’identità monumentale della città.
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