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Storia e leggenda di Gurro, un angolo di Scozia nel cuore delle Alpi del Piemonte

Alla scoperta di un borgo davvero particolare

Gabriele Farina

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TORINO – Tra le strette valli dell’alta Valle Cannobina, ai piedi delle Alpi che dominano il Verbano e l’Ossola, si nasconde un borgo che sembra arrivato da un’altra terra. È Gurro, paese piemontese di pochi abitanti, eppure custode di un mito potente: quello della Scozia.

Le radici antiche: da Roma ai primi insediamenti

La storia di Gurro affonda le sue radici molto prima della leggenda scozzese. Nel 1837, in località Mergugno, fu scoperta una necropoli romana con tombe, monete e utensili, a testimonianza di un insediamento già in epoca antica.

Le prime fonti scritte del borgo risalgono al XIV secolo, ma è solo nei secoli successivi che Gurro comincia a delineare la sua identità peculiare.

Il mito scozzese: mercenari bloccati dalla neve

Secondo la tradizione più nota, la trasformazione “scozzese” di Gurro iniziò dopo la disfatta di Francesco I nella Battaglia di Pavia (1525). Dopo la sconfitta contro Carlo V, alcuni mercenari scozzesi che servivano il re di Francia avrebbero tentato di fare ritorno in patria, ma sarebbero stati fermati nel loro cammino da un inverno rigido nelle Alpi. Non potendo attraversare le montagne, molti avrebbero deciso di stabilirsi proprio in Valle Cannobina, trovando in Gurro un rifugio che ricordava loro le Highlands.

Secondo questa narrazione, la conformazione morfologica della valle – con pascoli, alture e boschi – ricordava molto quella scozzese, convincendo gli ex soldati a rimanere.

Tracce tangibili: dialetto, cognomi, architettura

Il mito scozzese non è solo leggenda, ma trova riscontri in elementi concreti, almeno secondo la tradizione locale:

Il dialetto gurrese conterrebbe circa 800 parole di origine gaelica, secondo ricerche citate da fonti popolari.

Alcuni cognomi del paese – come Pattriti, Donaldi e Gibi – sono fatti risalire (secondo la tradizione) ai clan scozzesi Fitzpatrick, MacDonald e Gibb.

Le case antiche hanno travi in legno che formano una struttura a croce di Sant’Andrea, un dettaglio architettonico “tipico” scozzese secondo racconti locali.

Naturalmente, alcuni storici rimangono scettici. Secondo la voce su Wikipedia italiana, non esistono prove storiche documentate che confermino tutte queste affermazioni: l’idea dell’origine scozzese potrebbe essere in parte nata nelle seconda metà del Novecento, anche con intenti promozionali.

Una “adozione” ufficiale: il Clan Gayre e il barone di Lochoreshyre

Il legame tra Gurro e la Scozia venne rinsaldato nel 1973 dal tenente colonnello Robert Gayre of Gayre and Nigg, barone di Lochoreshyre. Dopo ricerche genealogiche, dichiarò che i gurresi facevano parte del suo clan scozzese (il “Clan Gayre”).

In quell’anno fu emesso un vero “atto di adozione”: grazie a questa cerimonia, gli abitanti di Gurro ottennero il diritto di fregiarsi di simboli tipici del clan, come il kilt ufficiale (verde) e la sporran originale (la borsetta tradizionale).

Questi cimeli furono poi conservati nel Museo Etnografico di Gurro, che raccoglie anche abiti tradizionali, strumenti di lavoro e oggetti di vita quotidiana della valle.

Il museo e l’identità culturale

Il Museo Etnografico di Gurro e della Valle Cannobina, situato in una casa storica su tre piani con portico, è una tappa fondamentale per comprendere la vita di un tempo in queste valli.

Tra gli oggetti esposti ci sono: utensili da cucina in legno, mestoli, stoviglie, il grande telaio per la tessitura della canapa, gli strumenti per filare lana e canapa, e ovviamente i costumi tradizionali, con gonne, sottovesti in tartan, scialli e ricami.

Festività, simboli e ricorrenze

La “scozzesità” di Gurro non è solo storia: è ancora viva nelle feste e nelle tradizioni. Nella seconda domenica di luglio, in occasione della festa del paese, gli abitanti indossano il tartan, sfilano vestiti in kilt e si uniscono al suono delle cornamuse.

Inoltre, il barone Gayre donò un dipinto raffigurante Sant’Andrea, patrono scozzese, come segno di amicizia simbolica tra Gurro e la Scozia.

La piazza principale del paese ospita anche una targa con lo stemma del clan e, secondo fonti locali, la BBC arrivò a realizzare un documentario sull’evento di adozione.

Delle ombre sul mito: analisi e critiche

Nonostante il fascino romantico, il “mito di Gurro” non è universalmente accettato come storia vera. La voce su Wikipedia italiana riporta che alcuni storici considerano queste affermazioni “fantasiose”, senza solide prove documentali.

In particolare, il barone Gayre è una figura controversa: non tutti concordano sulla sua genealogia scozzese, e il suo ruolo nella “adozione” di Gurro è visto da alcuni come una costruzione simbolica più che una continuità storica reale.

È importante quindi considerare il racconto di Gurro come un intreccio tra mito, identità culturale e desiderio di appartenenza – non necessariamente come una cronaca storica impeccabile.

Demografia moderna: un borgo che lotta contro lo spopolamento

Gurro è oggi un borgo molto piccolo: secondo dati demografici recenti, ha circa 167 residenti (luglio 2025).

Negli ultimi decenni la popolazione ha subito un calo significativo: dai censimenti storici emerge una perdita di gran parte degli abitanti rispetto al secolo scorso.

Questa realtà rende ancora più significativa la sua identità culturale: in un contesto di spopolamento, il mito scozzese diventa anche un elemento di coesione e attrattiva turistica.

Perché Gurro incanta: il fascino turistico

Gurro non è solo un borgo con una storia affascinante: è anche una meta ideale per chi ama i paesaggi alpini, l’escursionismo e le “piccole storie nascoste”.

Le vie del centro storico, con le loro case in pietra e legno, evocano un’atmosfera antica e silenziosa.

Il museo permette di fare un salto indietro nel tempo, tra mestieri tradizionali e costumi dai colori vivaci.

Le feste locali – con kilt, cornamuse e simboli scozzesi – sono momenti unici per toccare con mano questa identità “mista”.

Il territorio circostante offre sentieri, alpeggi e panorami tipici dell’alta Valle Cannobina.

Gurro tra leggenda e realtà

Gurro è un affascinante laboratorio culturale: un paesino alpino che ha scelto di abbracciare un mito scozzese e di conservarlo nel tempo, fatto di storie, simboli e tradizioni.
Pur senza una conferma storica definitiva, la leggenda dei mercenari scozzesi ha infuso nel borgo una propria identità – un’identità che risuona ancora oggi nelle case, nel dialetto, nei costumi, nella festa.
Raccontare Gurro significa non solo narrare una curiosità, ma valorizzare un patrimonio culturale unico: un piccolo angolo della Scozia … ma proprio qui, tra le valli piemontesi.

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