Curiosità Cultura Torino
Il Mausoleo della Bela Rosin, il piccolo Pantheon di Torino
La storia di un luogo che racconta una donna ed un quartiere
TORINO – A Mirafiori Sud, lungo strada del Castello di Mirafiori, c’è un edificio che a prima vista sembra quasi fuori posto. Una piccola costruzione neoclassica, con una cupola e un colonnato che ricordano immediatamente il Pantheon di Roma. È il Mausoleo della Bela Rosin, uno dei luoghi più curiosi e affascinanti della storia di Torino.
Il nome è quello con cui i torinesi hanno imparato a conoscere Rosa Vercellana, la donna che fu compagna e poi moglie morganatica di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia. Una storia d’amore iniziata quando entrambi appartenevano a mondi molto diversi e terminata con la costruzione, per lei, di una sorta di Pantheon privato alle porte della città.
Chi era la Bela Rosin
Rosa Vercellana nacque nel 1833 e passò alla storia con il soprannome piemontese di Bela Rosin. Il suo destino cambiò quando incontrò Vittorio Emanuele II.
Il rapporto tra i due suscitò scandalo e non fu semplice da accettare nella società dell’epoca. Rosa non apparteneva alla famiglia reale e non avrebbe mai potuto assumere il titolo di regina.
Nel 1858 Vittorio Emanuele II la nominò Contessa di Mirafiori e Fontanafredda, acquistando per lei anche il castello di Sommariva Perno. La coppia ebbe due figli, Emanuele Alberto e Vittoria.
Nel 1869, quando il re temeva per la propria salute, i due si sposarono con rito religioso. Il matrimonio civile arrivò invece il 7 ottobre 1877, a Roma. Fu un matrimonio morganatico: Rosa diventò moglie del sovrano, ma non regina.
La morte del re e quella di Rosa
Il matrimonio civile durò poco.
Vittorio Emanuele II morì il 9 gennaio 1878 e venne sepolto al Pantheon di Roma, come spettava al primo re dell’Italia unita.
Rosa gli sopravvisse per alcuni anni. Morì il 26 dicembre 1885, lontana da Torino, dopo aver trascorso gli ultimi anni della sua vita a Pisa.
Ma alla sua morte arrivò il problema della sepoltura.
Rosa Vercellana non poteva essere sepolta accanto al marito nel Pantheon di Roma: non era mai stata regina e il suo matrimonio con Vittorio Emanuele II era stato morganatico.
I figli decisero così di costruire per lei un luogo che riproducesse simbolicamente quello che le era stato negato.
Un Pantheon in miniatura a Mirafiori
Nacque così l’idea del Mausoleo della Bela Rosin, una sorta di Pantheon in scala ridotta costruito a Torino, nella zona di Mirafiori.
Il progetto venne affidato all’architetto Angelo Demezzi. La costruzione iniziò nel 1886 e venne completata nel 1888. Le fonti comunali riportano anche il trasferimento nello stesso anno delle spoglie di Rosa Vercellana, precedentemente sepolte nella chiesa di Mirafiori.
L’edificio ha una pianta circolare di circa 16 metri di diametro, con un’altezza altrettanto importante. La facciata è preceduta da un colonnato e sulla cupola, originariamente aperta al centro come nel Pantheon romano, si trova una croce.
Il frontone porta le insegne dei Conti di Mirafiori e il motto “DIO PATRIA E FAMIGLIA”.
Attorno al mausoleo venne realizzato un grande parco di circa 30 mila metri quadrati, delimitato da un muro di cinta.
Non era soltanto una tomba. Era la risposta della famiglia a un’esclusione: se Rosa non poteva riposare accanto al re nel Pantheon romano, avrebbe avuto il suo Pantheon a Torino.
La lunga stagione del degrado
Per molti decenni il mausoleo rimase un luogo funerario della famiglia.
Poi arrivò una delle pagine più difficili della sua storia.
Nel 1970 il Comune di Torino acquistò il complesso dall’ultima discendente di Rosa Vercellana, Vittoria Guerrieri Gromis di Trana. Due anni più tardi il parco venne aperto al pubblico.
Ma proprio in quegli anni cominciò il rapido deterioramento del luogo.
Nel 1972 il mausoleo venne profanato: i sepolcri furono aperti alla ricerca di gioielli. Dopo la profanazione, le salme di Rosa Vercellana e degli altri membri della famiglia vennero trasferite al Cimitero Monumentale di Torino.
Il trasferimento delle salme avrebbe dovuto proteggere i resti, ma non fermò il degrado dell’edificio.
Negli anni successivi si susseguirono vandalismi, occupazioni e danneggiamenti. Nel 1977, secondo la cronologia pubblicata dal Comune, il mausoleo venne occupato dal cosiddetto “Circolo proletario fantasma”, con l’incendio del portone e scritte sulle pareti. Nel 1979 una sparatoria all’interno del parco portò all’intervento della polizia.
Nel frattempo il piccolo Pantheon di Mirafiori perdeva progressivamente la propria identità originaria.
Il recupero e la rinascita
Per anni si susseguirono proposte e ipotesi di recupero. La svolta arrivò con il progetto di manutenzione straordinaria e restauro approvato nel 2001 dalla giunta guidata da Valentino Castellani e affidato agli architetti Aimaro Isola e Roberto Gabetti.
I lavori durarono quasi tre anni.
Il mausoleo venne restaurato cercando di conservare quanto più possibile l’impianto originale, ma alcune modifiche furono necessarie. L’apertura centrale della cupola venne protetta con una copertura in vetro, mentre il deteriorato soffitto a cassettoni venne ricreato attraverso un trompe-l’œil. Anche il pavimento venne modificato, lasciando però visibili nelle nicchie alcune porzioni dell’antico mosaico.
Il 25 settembre 2005 il Mausoleo della Bela Rosin venne ufficialmente riaperto dopo il restauro. Da quel momento iniziò una nuova vita per l’edificio.
Oggi il Pantheon di Mirafiori è un luogo di cultura
La storia del mausoleo non è finita con il restauro.
Oggi l’edificio è gestito dalle Biblioteche civiche torinesi e il parco è diventato un vero e proprio giardino di lettura. Il Mausoleo ospita mostre, incontri, letture, conferenze, concerti e iniziative culturali.
È un destino quasi sorprendente per quello che era nato come monumento funerario privato.
Il luogo che alla fine dell’Ottocento voleva ricordare una donna esclusa dal Pantheon reale è diventato così uno spazio pubblico aperto alla città.
E forse è proprio questo il particolare più curioso della storia della Bela Rosin: oggi, a Mirafiori, il suo piccolo Pantheon non è più soltanto una tomba. È diventato un luogo dove la memoria di Torino continua a vivere attraverso libri, spettacoli e cultura.
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