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Da Pinerolo a Montevideo: la straordinaria storia del Peñarol, il gigante del calcio uruguaiano
Il legame tra Peñarol e Pinerolo non è soltanto etimologico o aneddotico, ma continua ad avere valore simbolico
PINEROLO – Quando si parla di Club Atlético Peñarol, uno dei club di calcio più iconici e vincenti del Sud America, l’ultima cosa che molte persone immaginano è un legame diretto con il Pinerolese, nel cuore del Piemonte. E invece la storia di questo club parte davvero da lì, attraverso le grandi migrazioni che cambiarono il volto demografico, culturale e persino sportivo dell’Uruguay.
Il nome: una pista che attraversa l’Atlantico
Tutto comincia nel XVIII secolo con Giovan Battista Crosa, un emigrato originario di Pinerolo, che nel 1765 raggiunge la zona di Montevideo alla ricerca di fortuna. Qui acquista terreni e, per ricordare la sua città natale, dà al luogo un nome che fonde l’origine piemontese con la pronuncia locale: Peñarol, una deformazione linguistica di Pinerolo. Nel tempo quell’area diventa un piccolo insediamento rurale e poi un importante nodo ferroviario.
Più di un secolo dopo, alla fine dell’Ottocento, la zona di Peñarol – ormai integrata nell’area metropolitana di Montevideo – diventa il luogo di lavoro e di ritrovo di operai, tecnici inglesi, uruguaiani e tanti discendenti di italiani e piemontesi. È qui che nasce, il 28 settembre 1891, il Central Uruguay Railway Cricket Club (CURCC), fondato in gran parte da lavoratori della ferrovia britannica. Il nome Peñarol comincia ad essere associato spontaneamente alla squadra, e nel 1913 il club assume ufficialmente la denominazione di Club Atlético Peñarol.
Una squadra di immigrati e il calcio come identità
La storia di Peñarol non è fatta solo di calcio, ma di emigrazione e integrazione sociale. Nata in una “officina” umile come quella degli operai e dei tecnici al lavoro sulle ferrovie, la squadra diventa rapidamente simbolo della crescita e del riscatto dell’Uruguay moderno. Per tanti abitanti – italiani e non – era un modo per creare comunità, per condividere un’attività che, oltre a divertire, univa i colleghi e le famiglie delle diverse comunità di immigrati.
I colori sociali giallo e nero, così caratteristici della maglia del Peñarol, non sono casuali: si dice che i fondatori li abbiano scelti ispirandosi alle locomotive – con i loro colori – che dominavano il paesaggio ferroviario dell’epoca, un richiamo diretto al mondo del lavoro da cui il club proviene.
Il legame con Pinerolo: memoria e riconoscimenti
Il legame tra Peñarol e Pinerolo non è soltanto etimologico o aneddotico, ma continua ad avere valore simbolico. Nel corso degli anni, il club uruguaiano ha celebrato questa connessione in vari modi. Nel 2007 – in occasione del centenario del Torino FC – una delegazione del Peñarol visitò Pinerolo e fu ricevuta con entusiasmo dal sindaco della città. Nel 2016, con l’inaugurazione del nuovo stadio Estadio Campeón del Siglo, fu allestita un’area museale che include simbolicamente anche una zolla di terra di Pinerolo, donata dai tifosi e dai dirigenti uruguaiani come omaggio alle radici storiche del nome del club.
La storia di Peñarol è stata celebrata anche in Uruguay: in occasione dei 130 anni dalla fondazione, il Parlamento uruguaiano ha riconosciuto la lunga tradizione e il contributo che il club ha dato al calcio nazionale, ricordando la sua origine che affonda le radici fino al Pinerolese piemontese.
Un club leggendario dentro e fuori dal campo
Oggi il Club Atlético Peñarol è sinonimo di successo nel calcio sudamericano. Con decine di titoli nazionali e internazionali, tra cui numerose Coppe Libertadores e Coppe Intercontinentali, il club ha costruito un palmarès che pochi al mondo possono vantare. Ma ciò che lo rende speciale non è soltanto la bacheca di trofei: è la storia dietro il nome, fatta di migrazioni, incontri culturali e identità condivise tra due continenti.
Il viaggio dal Pinerolo al Peñarol di Montevideo non è solamente una curiosità geografica: è un esempio sorprendente di come il calcio – e la storia stessa – possa intrecciare le vite e i destini di comunità apparentemente distanti, rendendo omaggio alle origini e celebrando un’identità sportiva globale.
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