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Curiosità Società Torino

Quando a Torino si andava al mare: le spiagge scomparse sul Po

Già nella prima metà dell’Ottocento comparvero sulle rive del fiume i primi “bagni natanti”, strutture galleggianti destinate alla balneazione

Gabriele Farina

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TORINO – Oggi sembra quasi impossibile immaginarlo, ma per molto tempo a Torino d’estate si andava al mare senza lasciare la città.

Bastava scendere verso il Po. Sulle rive del fiume c’erano spiagge, cabine, stabilimenti balneari, docce e persino scuole di nuoto. Alcuni erano semplici strutture galleggianti, altri veri e propri stabilimenti attrezzati dove trascorrere le giornate estive.

Era una Torino molto diversa da quella di oggi, quando il Po rappresentava anche un luogo per rinfrescarsi, nuotare e prendere il sole.

Poi la città è cresciuta, il fiume è cambiato e la balneazione è progressivamente scomparsa.

I primi bagni sul Po

La storia dei bagni torinesi nel Po è molto più antica di quanto si potrebbe immaginare.

Già nella prima metà dell’Ottocento comparvero sulle rive del fiume i primi “bagni natanti”, strutture galleggianti destinate alla balneazione. Il Comune iniziò a regolamentare il fenomeno nel 1855 e nel 1857 arrivarono concessioni specifiche per la costruzione di stabilimenti di bagni fluviali e scuole di nuoto.

Uno degli esempi più curiosi è lo stabilimento progettato da Guglielmo Biestra nel 1851. Il progetto prevedeva anche due istruttori di nuoto e stabiliva precise regole per garantire sicurezza e riservatezza ai bagnanti.

Non si trattava quindi soltanto di persone che entravano spontaneamente nell’acqua del fiume.

A Torino esisteva una vera cultura della balneazione sul Po.

Nel 1869 una guida della città descriveva già due stabilimenti attivi sulle rive del fiume, tra cui un edificio galleggiante dotato di una vasca abbastanza grande da consentire gli esercizi di oltre cento persone.

C’erano anche le scuole di nuoto

Il Po non serviva soltanto per prendere il fresco.

Nella seconda metà dell’Ottocento vennero organizzate anche vere e proprie scuole di nuoto. Una di queste, istituita presso il giardino del Pallamaglio, arrivò a essere frequentata da più di 400 allievi.

La stagione dei bagni iniziava generalmente a giugno e terminava ad agosto. Le cronache dell’epoca raccontano inoltre della presenza di diversi stabilimenti in città, alcuni dei quali offrivano anche trattamenti idropatici.

Era un’attività regolamentata e sempre più organizzata.

Nel 1884 il Comune istituì anche una commissione per la sorveglianza sulle barche e sui bagni del Po, dopo i numerosi problemi di sicurezza legati alla frequentazione del fiume.

I Bagni Lido Savoia

Tra gli stabilimenti più conosciuti del Novecento c’erano i Bagni Lido Savoia, sulla sponda destra del Po, poco prima dell’attuale ponte delle Molinette.

Era una struttura molto diversa dai primitivi bagni galleggianti dell’Ottocento. C’erano sdraio, ombrelloni, cabine e docce, con la collina alle spalle e il fiume davanti.

La storia del Lido Savoia è particolarmente interessante perché il luogo non è completamente scomparso.

Nel 1933 venne costruita proprio sulle rive del Po la struttura che oggi conosciamo come Piscina Lido, originariamente chiamata “Savoia Bagni”. L’edificio disponeva di una grande veranda affacciata sul fiume e funzionava anche come sala da ballo. Nel 1956 fu acquisito dal Comune di Torino.

La piscina è ancora oggi riconoscibile in via Villa Glori.

È una delle poche tracce rimaste di quella Torino che cercava refrigerio sulle rive del Po.

I Bagni Diana, il lido più elegante

Non tutti gli stabilimenti erano pensati per lo stesso pubblico.

Sulla sponda destra del fiume c’erano anche i Bagni Diana, descritti nelle pubblicazioni dedicate alla storia dei bagni torinesi come uno degli stabilimenti più eleganti dell’epoca.

Si trovavano nella zona dell’attuale Museo Nazionale dell’Automobile e disponevano di una grande piscina. Le testimonianze del Comune ricordano come fossero frequentati soprattutto dai torinesi più abbienti, mentre altri tratti del Po erano utilizzati in maniera molto più popolare.

Anche questa realtà è completamente scomparsa dal paesaggio contemporaneo.

Dove un tempo si prendeva il sole e si faceva il bagno oggi c’è una parte della Torino moderna, e del vecchio stabilimento non rimane una struttura riconoscibile.

Il Lido Barbaroux al Pilonetto

Un altro nome rimasto nelle fotografie e nelle pubblicazioni dedicate alla Torino balneare è quello del Lido Barbaroux, nella zona del Pilonetto.

Era una vera spiaggia cittadina sulla riva del Po, frequentata durante l’estate insieme agli altri stabilimenti.

Le fotografie dell’epoca restituiscono un’immagine sorprendente: il fiume non era soltanto una presenza paesaggistica, ma uno spazio quotidiano di svago, dove i torinesi arrivavano con costumi da bagno, asciugamani e sedie da spiaggia.

Oggi quella scena appartiene alla memoria della città.

Una spiaggia popolare a monte del ponte Isabella

C’era anche un’altra realtà, molto diversa dagli stabilimenti più eleganti.

Nel 1893 il Comune approvò il progetto di un “grande Bagno popolare sul Po” sulla sponda sinistra del fiume, a monte del ponte Isabella. La concessione dell’area venne successivamente rinnovata.

Lo stabilimento era costruito in legno e disponeva di 114 posti negli spogliatoi e 34 cabine separate.

C’erano anche due docce nel giardino davanti allo chalet centrale.

Il prezzo era popolare: 15 centesimi nei giorni festivi e 25 nei feriali. Ai bagnanti venivano forniti anche il lenzuolo e le mutandine da bagno, oltre a una cassetta numerata nello spogliatoio.

All’inizio le regole dell’epoca prevedevano una rigida separazione: le donne erano escluse dallo stabilimento. Nel 1896, però, vennero previste giornate e orari nei quali potevano accedere anche loro.

È uno dei dettagli che meglio fanno capire quanto fosse diversa la società torinese di allora.

Le immagini dell’Istituto Luce

Quando il Po smise di essere una spiaggia

La fine di questa storia non arrivò in un giorno.

La progressiva urbanizzazione della città, l’industrializzazione e il peggioramento della qualità delle acque ridussero gradualmente la possibilità di utilizzare il Po per la balneazione.

Secondo il Piano strategico dell’infrastruttura verde della Città di Torino, nella seconda metà del Novecento scomparvero le ultime spiagge e gli ultimi stabilimenti balneari sul fiume.

Quello che per oltre un secolo era stato un luogo di svago diventò progressivamente un fiume da osservare, attraversare e vivere in altri modi.

Il Po rimase al centro della vita torinese, ma non più come spiaggia.

La piscina che ha raccolto l’eredità del fiume

C’è però un piccolo pezzo di quella storia che è arrivato fino a noi.

È la Piscina Lido, costruita nel 1933 proprio sulle rive del Po e oggi gestita dalla Circoscrizione 8. La grande veranda sul fiume è ancora parte dell’edificio e testimonia la sua origine come “Savoia Bagni”.

È quasi un paradosso.

La città non fa più il bagno nel Po, ma a pochi metri dall’acqua continua a esistere una piscina nata proprio nell’epoca in cui la balneazione sulle rive del fiume era una parte importante dell’estate torinese.

La Torino che d’estate andava al fiume

Guardando oggi il Po è difficile immaginare quella scena.

Eppure per più di un secolo sulle sue rive si sono alternati bagni natanti, scuole di nuoto, spiagge popolari e stabilimenti eleganti.

C’erano torinesi che arrivavano per nuotare, altri per prendere il sole, altri ancora semplicemente per trascorrere qualche ora lontano dal caldo della città.

Poi quella Torino è scomparsa.

Non sono rimaste soltanto le fotografie: sono rimasti i nomi, qualche edificio trasformato e soprattutto la memoria di un tempo in cui, per andare al mare, non serviva prendere il treno per la Liguria.

Bastava scendere verso il Po.

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