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Torino si prepara al corteo nazionale per Askatasuna: migliaia in arrivo da tutta Italia

Tre cortei manifesteranno partendo da punti simbolici della città, per poi confluire a Piazza Vittorio Veneto per un’unica iniziativa finale

Chiara Scerba

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TORINO – Domani, sabato 31 gennaio, il capoluogo piemontese ospiterà una grande manifestazione nazionale contro il governo, la guerra, la militarizzazione dei territori e gli attacchi agli spazi sociali. Un corteo annunciato come imponente, con oltre 220 adesioni da tutta Italia e migliaia di attivisti attesi da tutta la penisola.

Lo slogan scelto dai promotori “Torino è stata, è e sempre sarà partigiana”, è una chiamata alla piazza che arriva in un clima di forte tensione, a poco più di un mese dallo sgombero del centro sociale Askatasuna e dopo settimane di confronto acceso tra movimenti, istituzioni e forze dell’ordine.

Tre cortei, un’unica piazza finale

La manifestazione si articolerà in tre distinti cortei, con partenza alle 14.30 da altrettanti punti simbolici della città, per poi confluire in piazza Vittorio Veneto in un’unica iniziativa finale.

  • Palazzo Nuovo, dove da giorni è in corso l’occupazione universitaria: da qui partirà uno spezzone popolare sostenuto anche dal comitato Vanchiglia Insieme, che ha annunciato un pranzo contro la militarizzazione prima della partenza.

  • Porta Nuova, punto di ritrovo del movimento No Tav, con la presenza annunciata della storica attivista Nicoletta Dosio.

  • Porta Susa, dove si concentreranno Rifondazione Comunista, guidata dall’ex ministro Paolo Ferrero, insieme a sindacati di base e realtà come Cobas, CUB e USB.

Nonostante le richieste della Prefettura di una rimodulazione dei percorsi per evitare il centro cittadino, gli organizzatori hanno confermato l’impostazione originaria del corteo.

Le adesioni e il fronte della protesta

Alla mobilitazione hanno aderito oltre duecento realtà associative, politiche e sociali, unite da una piattaforma che denuncia la criminalizzazione dei movimenti, le politiche di guerra, la svendita dei diritti e la crescente militarizzazione degli spazi urbani.

“Askatasuna vuol dire libertà” è uno dei messaggi più ricorrenti, diventato simbolo di una protesta che va oltre la singola vicenda torinese e si propone come mobilitazione nazionale.

Clima teso alla vigilia

Alla vigilia del corteo, il clima resta teso. La Digos di Torino ha sequestrato abiti nelle abitazioni di due attivisti antagonisti, nell’ambito di accertamenti investigativi legati agli eventi successivi allo sgombero del 18 dicembre. Un mese segnato da occupazioni, prese di posizione contrapposte e polemiche, tra cui l’ultimo scontro con la rettrice dell’Università, sostenuta dal Ministero, dopo il diniego all’organizzazione di eventi festivi all’interno del campus.

“Lei chiude, noi apriamo”, è stata la risposta degli occupanti di Palazzo Nuovo, che anche domani sarà uno dei cuori simbolici della mobilitazione.

Attesa una giornata complessa per la città

Per Torino si annuncia una giornata complessa sul piano dell’ordine pubblico, con un imponente dispositivo di sicurezza e inevitabili ripercussioni sulla viabilità. Per i promotori, invece, il 31 gennaio rappresenta una data simbolica: è il giorno in cui una piazza che rivendica identità, memoria partigiana e diritto al dissenso.

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