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Volpedo, residenze fittizie a brasiliani per la cittadinanza italiana: la Cassazione conferma la condanna

La Cassazione conferma un anno e 20 giorni per la funzionaria indagata in concorso con i rappresentanti dell’associazion “brasiliani nel mondo”

Chiara Scerba

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VOLPEDO – Si chiude con la conferma della condanna in Cassazione una vicenda iniziata nel 2017 nel piccolo centro dell’alessandrino, legata al riconoscimento della cittadinanza italiana a cittadini brasiliani.

Nel luglio di quell’anno quattro brasiliani vennero iscritti negli elenchi della popolazione residente del Comune, passaggio necessario per avviare l’iter di riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis. Secondo quanto emerso dalle indagini, però, nessuno dei quattro avrebbe dimorato stabilmente in paese: tutti sarebbero rientrati in Brasile già nell’agosto successivo, prima della scadenza dei 45 giorni dal loro ingresso in Italia.

Il percorso giudiziario e la sentenza definitiva

Nei giorni scorsi la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e 20 giorni di reclusione inflitta dalla Corte d’appello di Torino alla funzionaria comunale, oggi sessantenne, delegata come ufficiale dell’anagrafe.

La donna era stata indagata in concorso con i rappresentanti di un’associazione di “brasiliani nel mondo”. Secondo la ricostruzione accusatoria, gli intermediari avrebbero suggerito agli interessati di non presentare la richiesta di cittadinanza al consolato italiano in Brasile (dove i tempi di attesa sarebbero particolarmente lunghi) ma di trasferirsi formalmente in un Comune italiano, ottenendo la residenza e avviando qui la pratica.

I due rappresentanti avrebbero preso contatti con l’allora sindaco di Volpedo, scomparso nel 2020, che affidò la gestione delle pratiche alla funzionaria. Il nodo centrale dell’inchiesta è che, secondo l’accusa, sarebbe stato chiaro fin dall’inizio che i quattro non avrebbero realmente vissuto in paese. La difesa ha sostenuto che gli accertamenti previsti erano stati effettuati, anche attraverso verifiche con cittadini e soggetti locali e un’agenzia immobiliare ha confermato di aver affittato all’associazione appartamenti a uso temporaneo.

Nel 2025 la Corte d’appello aveva già ridotto la condanna di primo grado: il reato di tentato abuso d’ufficio non è più previsto dopo l’abrogazione del 2024. Sono però rimaste in piedi le imputazioni per falso ideologico, ora confermate in via definitiva dalla Cassazione.

Un fenomeno più ampio

Il caso di Volpedo si inserisce in un contesto più ampio che riguarda le richieste di riconoscimento della cittadinanza italiana da parte di discendenti di emigrati, in particolare dal Brasile. L’elevato numero di domande e i tempi lunghi nei consolati hanno spinto negli anni alcuni richiedenti a trasferirsi temporaneamente in Italia per accelerare le procedure.

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