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Maurizio Ferraris, l’ultima lezione a Torino: un congedo tra filosofia, memoria e realtà

Intitolata Il mondo è tutto ciò che resta, la lezione si presenta come una riflessione ampia e conclusiva sul percorso teorico sviluppato da Ferraris nel corso di decenni di ricerca

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Foto di Michele Calvano CC BY-SA 3.0

TORINO – Si terrà mercoledì 25 marzo alle ore 12, nell’aula 35 di Palazzo Nuovo, l’ultima lezione universitaria del filosofo Maurizio Ferraris. L’incontro, ospitato dal Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Torino, rappresenta un momento significativo per la comunità accademica torinese, segnando la conclusione dell’attività didattica di uno dei più autorevoli pensatori contemporanei.

Una lezione-testamento filosofico

Intitolata Il mondo è tutto ciò che resta, la lezione si presenta come una riflessione ampia e conclusiva sul percorso teorico sviluppato da Ferraris nel corso di decenni di ricerca.

Al centro dell’intervento vi è il rapporto tra eventi e memoria, con un’attenzione particolare al concetto di “registrazione”. Secondo il filosofo, infatti, il mondo non è costituito soltanto da ciò che accade, ma soprattutto da ciò che lascia una traccia: esperienze, documenti e memorie acquisiscono realtà nella misura in cui vengono conservati, ripetuti e rielaborati nel tempo.

Un protagonista della filosofia contemporanea

Nato a Torino nel 1956, Maurizio Ferraris è autore di oltre settanta volumi, molti dei quali tradotti a livello internazionale. Tra le sue pubblicazioni più recenti figura Comunismo digitale, edito da Einaudi.

Professore ordinario di filosofia teoretica, Ferraris è anche presidente del Labont – Centro di Ontologia e svolge attività giornalistica come editorialista per il Corriere della Sera e la Neue Zürcher Zeitung.

Tra università e progettazione del futuro

Oltre all’attività accademica, Ferraris dirige “Scienza Nuova”, istituto di studi avanzati dedicato a Umberto Eco, nato dalla collaborazione tra l’Università di Torino e il Politecnico.

Il centro si propone di coniugare ricerca umanistica e innovazione, con l’obiettivo di immaginare scenari futuri sostenibili sotto il profilo culturale e politico.

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