CronacaTorinoVerbano Cusio Ossola
Sabato il rimpatrio delle salme dei sub italiani rimasti intrappolati durante un’immersione alle Maldive
Sequestrati i dispositivi elettronici delle cinque vittime, consegnati dal compagno di spedizione Stefano Vanin. Riportata in superficie l’attrezzatura
PIEMONTE – Rientreranno a Malpensa sabato 23 maggio le salme degli altri quattro sub (una è già stata rimpatriata) che hanno perso la vita alle Maldive. Tra questi, anche la ricercatrice di Poirino (TO) Muriel Oddenino e il neolaureato di Omegna (VB) Federico Gualtieri. Il corpo di Gianluca Benedetti, il capobarca di 44 anni originario di Padova il cui cadavere è stato il primo a essere recuperato, è stato già rimpatriato martedì, e sarà sottoposto lunedì a esame autoptico all’ospedale di Gallarate. La Procura di Busto Arsizio sta valutando il trasferimento diretto a Pavia delle quattro salme che rimpatrieranno sabato, per l’esecuzione delle autopsie.
Le novità di oggi sul caso
Oggi, 21 maggio, una nuova immersione dei sommozzatori che stanno lavorando sul sito dell’atollo Vaavu ha riportato in superficie tutte le attrezzature dei cinque italiani morti.
Sempre oggi, la Squadra mobile di Genova – a cui sono state delegate le indagini – ha sequestrato i telefonini cellulari, i computer, le chiavette e un hard disk dei sub. I dispositivi sono stati riportati in Italia da Stefano Vanin, professore associato di Zoologia presso l’Università di Genova, che si trovava sulla barca “Duke of York”. Il docente è stato convocato in Questura dove ha portato tutto il materiale dei cinque sub e lo ha consegnato agli investigatori. In Procura a Genova è stato aperto un fascicolo “tecnico” per potere ottenere la convalida del sequestro e dopo verrà inviato agli investigatori romani. La Procura di Roma ha infatti aperto una inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti.
Gli elementi su cui costruire l’indagine
Una volta arrivati nella Capitale, i dispositivi elettronici verranno analizzati per fare chiarezza su quanto accaduto. Insieme all’esame delle attrezzature ritrovate e alle autopsie gli investigatori potranno farsi un’idea più chiara degli eventi e attribuire eventuali responsabilità. Le ultime spedizioni dei sommozzatori impegnati nelle operazioni di recupero avrebbero comunque fatto emergere come i sub italiani si possano essere smarriti tra i cunicoli di una caverna sotterranea o in una grotta, e non siano riusciti a emergere per la mancanza di sufficiente ossigeno nelle bombole.
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