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Centinaia di biciclette davanti al Comune di Torino per chiedere più sicurezza sulle strade

A conclusione del presidio, centinaia di persone si sono sdraiate sul pavé insieme alle proprie biciclette per un die-in

Gabriele Farina

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Foto di Paolo Hutter

TORINO – Oltre trecento biciclette e altrettanti campanelli hanno riempito piazza Palazzo di Città nella serata di martedì 29 settembre. A una settimana dalla morte del piccolo Nicolò Di Ciò, il bambino di 7 anni travolto mentre era in bicicletta nel controviale di corso Regina Margherita, centinaia di persone si sono ritrovate davanti al Comune di Torino per chiedere un cambio di passo sulla sicurezza stradale.

Il presidio, organizzato da Fiab Bike Pride insieme a Città delle Persone, si è svolto contemporaneamente anche a Milano. Al centro della mobilitazione il ricordo delle vittime della strada e la richiesta di interventi concreti per rendere più sicuri gli spostamenti in bicicletta e a piedi.

Sul grande striscione portato in piazza si leggeva: “Voleva solo andare in bici. È ora di cambiare”.

Il ricordo di Nicolò e delle altre vittime

Il presidio è stato organizzato a una settimana esatta dalla morte di Nicolò Di Ciò, avvenuta il 22 settembre in corso Regina Margherita. Il suo nome è stato ricordato insieme a quello delle altre vittime recenti della strada a Torino e Milano.

Durante la serata è arrivato anche un messaggio della famiglia di Nicolò, con un appello a evitare contrapposizioni: “Nessuna guerra”.

Il tema, hanno sottolineato i partecipanti, non riguarda soltanto chi utilizza la bicicletta. Pedoni, ciclisti, automobilisti e utenti del trasporto pubblico condividono gli stessi spazi urbani e, secondo le associazioni, la sicurezza dovrebbe essere considerata una priorità nella progettazione delle strade.

“Trasformare i controviali, non chiuderli”

Tra le richieste avanzate durante il presidio c’è quella di ripensare i controviali, trasformandoli in spazi più sicuri per pedoni e biciclette.

“Trasformare i controviali, non chiuderli” è stato uno degli slogan della manifestazione. L’obiettivo indicato dalle associazioni è quello di creare condizioni nelle quali possano muoversi in sicurezza anche bambini, anziani e famiglie.

“Dobbiamo chiederci cos’è davvero una strada”, è stato spiegato dal palco da un rappresentante di Bike Pride, sottolineando la necessità di superare una concezione dello spazio pubblico ritenuta eccessivamente orientata alle automobili.

La lettera firmata da oltre 200 tra docenti e ricercatori

Alla mobilitazione ha partecipato anche una rappresentanza del mondo universitario. Oltre 200 tra ricercatori, docenti e rappresentanti dell’Università di Torino, compresa la rettrice Cristina Prandi, hanno sottoscritto e inviato una lettera aperta al sindaco Stefano Lo Russo dedicata al tema della sicurezza stradale.

In piazza erano presenti, tra gli altri, rappresentanti di Fiab Bike Pride Torino, Comitato Vanchiglia Insieme, ToRoller, Torino Bici e Dintorni e Ora Giustizia Climatica Aps.

Tra gli interventi è emersa anche la richiesta di un cambiamento strutturale, evitando però di trasformare il tema della mobilità in una contrapposizione tra categorie.

“Non ci siamo noi e loro, ci siamo tutti e almeno una volta al giorno siamo tutti pedoni”, è stato sottolineato durante la serata.

La delegazione incontra Lo Russo e Foglietta

Mentre in piazza proseguivano gli interventi, una delegazione composta dai rappresentanti delle associazioni e dei comitati promotori è salita a Palazzo Civico per incontrare il sindaco Stefano Lo Russo e l’assessora alla Viabilità Chiara Foglietta.

Il confronto è durato oltre un’ora e mezza. Al termine, la delegazione ha spiegato di essersi confrontata con l’amministrazione sulla propria visione della mobilità sostenibile e della sicurezza stradale.

“Non siamo sicuri che la nostra visione e la loro coincida. Saremo soddisfatti quando vedremo qualcosa cambiare”, hanno dichiarato i rappresentanti al termine dell’incontro.

Le associazioni chiedono in particolare interventi che consentano di spostarsi in bicicletta senza dover affrontare situazioni di pericolo e che rendano le strade maggiormente accessibili a chi si muove a piedi o con mezzi sostenibili.

Il “die-in” in piazza Palazzo di Città

A conclusione del presidio, centinaia di persone si sono sdraiate sul pavé insieme alle proprie biciclette per un die-in, una forma di protesta simbolica utilizzata per rappresentare le vittime della strada.

Per alcuni minuti piazza Palazzo di Città si è trasformata così in un memoriale a cielo aperto, con biciclette e persone ferme davanti al Municipio.

“Non vogliamo essere il Paese del giorno dopo”, ha detto durante la manifestazione Ramona Boglino, presidente di Acmos, sostenendo la necessità di mantenere alta l’attenzione fino a quando non saranno adottati interventi considerati efficaci.

Il messaggio della serata è stato racchiuso anche in uno degli slogan scanditi dai manifestanti: “Se non sarà la politica a rendere più sicure le nostre strade, lo faremo noi con le nostre bici e i nostri corpi”.

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