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A Torino si chiude Job Film Days: tutti i film e i registi premiati
“Bulakna” di Leonor Noivo il miglior film secondo la giuria del Premio “Lavoro 2026” JFD – INAIL Piemonte
TORINO – Con la cerimonia di premiazione al cinema Massimo, si è chiusa la settima edizione di Job Film Days a Torino. Il festival, iniziato il 6 ottobre, è stato diretto da Annalisa Lantermo. Questi i premi assegnati.
Per il Premio Cinematografico Internazionale “Lavoro 2026” JFD – INAIL Piemonte, la giuria presieduta da Irene Dionisio elegge miglior film “Bulakna” di Leonor Noivo (Portogallo/Francia, 2025, 93’), “per la radicalità con cui interroga le eredità del colonialismo e le forme contemporanee dello sfruttamento del lavoro di cura femminile; per uno stile di regia intimo ma collettivo che è capace di rendere visibili le strutture economiche e politiche che attraversano i corpi delle donne, mostrando come il lavoro di cura, spesso invisibile e sottopagato, sia al centro di un sistema globale fondato sulla disuguaglianza e sulla separazione dagli affetti”.
Il Gran Premio della Giuria è assegnato a “2m2” di Volkan Üce (Belgio/Germania/Turchia, 2026, 83’), mentre il Premio speciale al Miglior Film sulle tematiche inerenti la salute e la sicurezza sul lavoro va a “The Employed” di Tommaso Cotronei (Italia, 2026, 60’). La giuria assegna inoltre una Menzione Speciale a “Fordlândia Panacea” di Susana de Sousa Dias (Portogallo, Brasile, 2025, 66′).
Per il Premio “Job for the Future” JFD – Camera di Commercio di Torino, la giuria presieduta da Giulia Cosentino assegna il riconoscimento di miglior cortometraggio a “Their Eyes” di Nicolas Gourault (Francia, 2025, 22’). Questa la motivazione: “Un film che ci ha colpiti fin dalle prime immagini per la capacità di affrontare, con una complessità rara in un formato breve, le contraddizioni del lavoro contemporaneo. Nicolas Gourault ha costruito una messa in scena unica e profondamente personale, viaggiando con le voci dei testimoni da un paese all’altro mentre le immagini ci mostrano in maniera quasi ipnotica la ripetitività di un lavoro sempre uguale e destinato, paradossalmente, a scomparire molto in fretta. Il suo è uno stile di racconto innovativo, in cui ogni scelta estetica è parte integrante del racconto complessivo. Ma ciò che ci ha maggiormente conquistati è la sorprendente forza emotiva con cui il film si sviluppa, fino ad arrivare a metterci di fronte a una realtà che non possiamo più ignorare e a un futuro molto vicino sul quale non possiamo fare a meno di interrogarci”.
Il premio al Miglior Soggetto in relazione alle tematiche del bando di concorso va a “Mother Company” di Alexander Raptotasios e Konstantinos Thomaidis (Grecia, 2025, 17’), e il premio al Miglior Regista che abbia sviluppato temi di interesse per il Piemonte va a “Un giorno, un uovo” di Vincenzo Pezone (Italia, 2026, 10’), con la seguente motivazione: “Parlare della precarietà di una generazione che si trova in bilico tra scelte di vita privata e possibilità di riconoscimento lavorativo, è una scelta coraggiosa. Lo stigma del dover partire e lasciare la casa, l’amore e la famiglia, che una volta apparteneva solo alle regioni del sud Italia purtroppo oggi è un fenomeno che abita anche le regioni che erano una volta meta di migrazione. In questo dialogo tra storie simili, moderne eppure antiche, si riconosce, con pena, una trasposizione che il tempo fa dei luoghi della memoria che diventano protagonisti di una denuncia di un disagio generazionale. Per la lucidità e la cura con cui questo film arriva a livello immaginifico e la potenza trasversale della sua storia”.
La giuria assegna inoltre una Menzione Speciale a “Beneath the Night” di Maximilian Karakatsanis (Germania, 2026, 13’)
Nella sezione relativa al Laboratorio di scrittura “Dall’idea al soggetto Job Film Days”, la Giuria, presieduta da Elena Viola, assegna il premio per il Miglior Soggetto a “Cipollotti” di Alina Petronella, “per la sensibilità e la concretezza con cui racconta il lavoro di cura, attraverso uno sguardo personale e consapevole, nutrito dall’esperienza dell’autrice come assistente sociale. Intrecciando responsabilità professionali, pressioni istituzionali e relazioni familiari, il soggetto restituisce il valore dell’ascolto e la complessità di una professione spesso rappresentata attraverso stereotipi”.
Il secondo premio va a “Pec-man va in pensione” di Bruno Brunelli e Stefano Magionesi, mentre il terzo è assegnato a “Le suonerie di mio padre”, di Sara De Silvestri.
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