AlessandriaLavoro
Ex Ilva, sciopero e corteo a Novi Ligure: 550 famiglie a rischio
Un nuovo appuntamento istituzionale è previsto per il 21 ottobre, quando in Regione Piemonte è stato convocato un tavolo allargato anche alla Liguria
NOVI LIGURE – Sciopero, assemblea e presidio nello stabilimento ex Ilva di Novi Ligure contro lo stop alle produzioni e l’incertezza sul futuro occupazionale. Lavoratori e sindacati chiedono garanzie sul mantenimento delle attività, mentre il sindaco Rocchino Muliere annuncia una possibile seduta aperta del Consiglio comunale. Convocato per il 21 ottobre un tavolo in Regione allargato alla Liguria.
La mobilitazione è partita nelle prime ore del mattino dal piazzale dello stabilimento di strada Bosco Marengo e si è poi spostata verso il centro di Novi Ligure, in provincia di Alessandria. Nel lunedì di sciopero che coinvolge tutti i siti del gruppo ex Ilva, lavoratori, Rsu e rappresentanti di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil sono scesi in strada per chiedere un futuro per lo stabilimento novese.
Al centro della protesta c’è l’assenza di prospettive industriali e occupazionali, con il timore di uno stop alle attività a partire da metà novembre. Secondo quanto denunciato dai sindacati, sono 550 le famiglie che rischiano di essere coinvolte dalle decisioni sul futuro del gruppo.
Il sindaco Muliere in corteo: «Una battaglia di tutta la città»
In testa al corteo c’era il sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere, che ha partecipato alla manifestazione indossando la fascia tricolore per rappresentare l’intera comunità cittadina.
«Voglio rappresentare tutta Novi, di fianco ai lavoratori, con i lavoratori in questa battaglia. Una battaglia di tutta la città, di un territorio intero», ha dichiarato il primo cittadino.
Muliere ha inoltre annunciato che, durante il Consiglio comunale in programma in serata, proporrà ai capigruppo di convocare una seduta aperta dedicata alla crisi dell’ex Ilva.
«Non è un Consiglio comunale che potrà risolvere il problema – ha spiegato –. Però dimostreremo che la città si mobilita, perché la lunga storia dell’Ilva di Novi va difesa».
La manifestazione ha così portato la vertenza industriale dalle porte della fabbrica al cuore della città, coinvolgendo la comunità in una questione che riguarda non soltanto i dipendenti, ma anche il futuro economico del territorio.
I sindacati: «Siamo in sciopero per chiedere lavoro»
La richiesta dei lavoratori è quella di poter continuare a produrre a Novi Ligure, evitando che l’incertezza sulle scelte industriali si traduca nella perdita di posti di lavoro.
«Siamo in sciopero per chiedere una cosa sola: lavoro. Chiediamo di continuare le produzioni a Novi», ha sottolineato Alberto Pastorello della Uilm.
Il rappresentante sindacale ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze della decisione aziendale di fermare gli stabilimenti del Nord, indicando anche le responsabilità delle scelte politiche nazionali nella gestione della crisi.
Per i sindacati è necessario che il Governo confermi l’impegno per un progetto industriale che riguardi l’area di Taranto e tutti gli altri territori coinvolti nella vertenza. La siderurgia, sostengono, deve rimanere un elemento centrale e strategico, accompagnato da un piano sociale capace di individuare soluzioni per tutti i dipendenti dell’ex Ilva.
L’obiettivo è evitare che la transizione industriale ricada interamente sui lavoratori e sulle loro famiglie, senza prospettive certe per il futuro.
Il timore per la cassa integrazione: pagamenti anche a fine dicembre
Oltre alla continuità produttiva, tra le preoccupazioni espresse durante la mobilitazione c’è anche quella relativa ai tempi di pagamento della cassa integrazione.
Come ha spiegato Pastorello, in precedenza l’anticipo delle somme veniva effettuato dall’azienda, mentre ora il pagamento passa direttamente attraverso l’Inps. Una procedura che, secondo il sindacalista, potrebbe allungare sensibilmente i tempi per ricevere il sostegno economico.
«Rischiamo di non avere un euro per fare Natale», ha avvertito Pastorello, spiegando che, una volta effettuati i conteggi delle ore lavorate e di quelle di cassa integrazione, i tempi potrebbero arrivare a quasi due mesi. In questo scenario, i primi pagamenti potrebbero quindi arrivare soltanto verso la fine di dicembre.
Una prospettiva che aggiunge incertezza alla già difficile situazione dei dipendenti, alle prese con dubbi sulla continuità del lavoro e sulla tenuta economica delle proprie famiglie.
Il 21 ottobre il tavolo in Regione con la Liguria
Un nuovo appuntamento istituzionale è previsto per il 21 ottobre, quando in Regione Piemonte è stato convocato un tavolo allargato anche alla Liguria.
L’incontro rappresenta un passaggio nel confronto sul futuro degli stabilimenti coinvolti dalla crisi dell’ex Ilva. Per lavoratori e sindacati, resta centrale la necessità di definire un progetto industriale complessivo, capace di garantire continuità alle produzioni e di individuare soluzioni per tutti i dipendenti interessati.
La mobilitazione di Novi Ligure punta a mantenere alta l’attenzione sulla vertenza e a chiedere risposte concrete. Per la città, la difesa dello stabilimento significa infatti tutelare non soltanto i posti di lavoro, ma anche una lunga storia industriale che ha segnato il territorio.
Iscriviti al canale WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese

