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Carceri piemontesi, agenti allo stremo: turni fino a 18 ore, affollamento e protesta in arrivo a Biella

Sovraffollamento, carenza di personale e turni fino a 18 ore. Sono alcune delle criticità emerse durante il Consiglio regionale aperto dedicato al sistema penitenziario piemontese

Gabriele Farina

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TORINO – Sovraffollamento, carenza di personale e turni fino a 18 ore. Sono alcune delle criticità emerse durante il Consiglio regionale aperto dedicato al sistema penitenziario piemontese, con un confronto sulle condizioni delle persone detenute e degli agenti di Polizia penitenziaria. A denunciare le difficoltà operative negli istituti della regione è anche il sindacato SiNAPPe, che annuncia una manifestazione di protesta a Biella per il 22 ottobre 2026.

Nel corso del dibattito in Consiglio regionale, maggioranza e opposizione hanno evidenziato problemi legati alla sicurezza, al sovraffollamento, alla carenza di operatori e alle condizioni di vita all’interno delle carceri. Tra i temi affrontati anche la necessità di rafforzare la sanità penitenziaria, la formazione professionale e i percorsi di reinserimento dei detenuti.

Carceri piemontesi, il SiNAPPe denuncia turni fino a 18 ore

Nel comunicato diffuso il 13 ottobre, il SiNAPPe punta l’attenzione sulla distribuzione del personale negli istituti piemontesi e sulle conseguenze delle recenti assegnazioni. Il sindacato riconosce gli interventi realizzati dal Governo, tra cui le assunzioni di oltre 15mila unità a livello nazionale, l’istituzione dei Gruppi operativi d’intervento per contrastare le aggressioni e la fornitura di nuove dotazioni di sicurezza.

Secondo l’organizzazione sindacale, tuttavia, le risorse destinate al Piemonte non sarebbero sufficienti a rispondere alle necessità degli istituti esistenti e alle esigenze legate all’apertura di nuovi padiglioni detentivi.

Il primo scaglione di personale avrebbe portato in Piemonte appena 35 unità su circa 1.200 assegnate a livello nazionale, da distribuire tra Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Un secondo scaglione di 99 unità nell’area regionale, sempre secondo il SiNAPPe, sarebbe destinato anche a coprire le necessità dei nuovi padiglioni, senza determinare un effettivo aumento delle forze disponibili negli istituti già operativi.

«Assegnare 99 unità a fronte di nuove aperture significa lasciare sguarniti gli istituti esistenti», sostiene Matteo Ricucci, vicesegretario regionale del SiNAPPe. Il sindacato riferisce di turni che possono arrivare a 12-18 ore e fino a 120 ore di straordinario mensile per alcuni operatori, denunciando ripercussioni sulla salute e sulla sicurezza del personale.

Biella e Vercelli tra le situazioni più critiche

Tra gli istituti indicati dal sindacato c’è la casa circondariale di Biella, dove, secondo i dati diffusi dal SiNAPPe, sarebbero presenti circa 600 detenuti a fronte di 151 agenti operativi. Il sindacato segnala inoltre l’assenza dei due comandanti e dei direttori, indicati come impegnati in missione, oltre alle carenze nei ruoli di ispettori e sovrintendenti.

Nel comunicato viene proposto un confronto con il carcere di Firenze, che secondo l’organizzazione gestirebbe 450 detenuti con 500 agenti. Un paragone che il SiNAPPe utilizza per evidenziare le differenze nella disponibilità di personale tra gli istituti.

Preoccupano anche i dati sul sovraffollamento: il sindacato segnala un tasso del 200% a Vercelli e dell’88% a Ivrea. Vengono inoltre indicate difficoltà legate alla disponibilità di personale ad Aosta e Verbania, con 13 unità distaccate.

I dati e le valutazioni sono quelli riportati dall’organizzazione sindacale nel proprio comunicato.

La protesta del 22 ottobre a Biella

Il SiNAPPe ha annunciato per giovedì 22 ottobre una manifestazione di protesta a Biella per richiamare l’attenzione sulle condizioni di lavoro degli agenti e sulla distribuzione degli organici.

Il segretario nazionale Raffaele Tuttolomondo chiede all’Amministrazione penitenziaria centrale un cambiamento nella gestione delle piante organiche e nell’assegnazione delle risorse. Il sindacato richiama anche il rispetto dell’orario contrattuale di 36 ore settimanali, denunciando situazioni nelle quali il lavoro straordinario arriverebbe a superare ampiamente i limiti ordinari.

La richiesta è quella di intervenire sulle carenze di personale e di garantire condizioni di lavoro compatibili con la tutela della salute degli operatori e con la sicurezza degli istituti.

Le richieste alla Regione Piemonte: più sanità in carcere

Accanto alle critiche rivolte all’Amministrazione penitenziaria, il SiNAPPe si è rivolto direttamente al Consiglio e alla Giunta regionale, chiedendo due interventi.

Il primo riguarda il potenziamento delle visite mediche e specialistiche direttamente all’interno degli istituti penitenziari, attraverso un impegno dell’assessorato regionale alla Sanità. Il secondo punta a ridurre i trasferimenti dei detenuti verso le strutture sanitarie esterne e i servizi di piantonamento, così da limitare l’impiego di agenti in attività che sottraggono personale alla gestione ordinaria delle carceri.

Sono richieste che si inseriscono nel confronto sulle competenze regionali in materia di sanità, formazione e reinserimento.

Il dibattito in Consiglio regionale: sicurezza, dignità e reinserimento

Durante la seduta pomeridiana, i gruppi consiliari hanno ripreso le questioni sollevate dagli interventi della mattinata, con posizioni differenti sulle responsabilità e sulle possibili soluzioni.

Per Pasquale Coluccio e Sarah Disabato, del Movimento 5 Stelle, le criticità del sistema penitenziario si trascinano da decenni e richiedono un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni. Disabato ha richiamato le difficoltà degli operatori, costretti spesso a svolgere mansioni aggiuntive in ambienti problematici, sostenendo che il carcere dovrebbe essere un luogo in cui vivere e non soltanto sopravvivere.

Dalla maggioranza, Roberto Ravello e Carlo Riva Vercellotti, di Fratelli d’Italia, hanno sottolineato l’importanza della sicurezza degli agenti e delle strutture, rivendicando gli interventi del Governo. Ravello ha inoltre annunciato la possibilità di aprire in Piemonte una terza Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), destinata alle persone che necessitano di percorsi sanitari e assistenziali specifici.

Sul fronte dell’opposizione, Alice Ravinale e Giulia Marro, di Alleanza Verdi Sinistra, hanno denunciato il sovraffollamento e le condizioni di disagio negli istituti, richiamando la necessità di tutelare la dignità delle persone detenute e di non rinunciare alla funzione rieducativa della pena.

Sergio Bartoli e Silvio Magliano, della Lista Cirio, hanno insistito sulla necessità di sostenere sia il personale sia i detenuti, rafforzando la formazione e le opportunità di lavoro. Magliano ha indicato tra le priorità il potenziamento dei servizi sanitari e l’istituzione di nuove Rems.

Fabrizio Ricca e Gianna Gancia, della Lega, hanno richiamato rispettivamente il tema dei rimpatri dei detenuti cittadini di Paesi extra Ue e la necessità di un confronto che superi la contrapposizione politica. Ricca ha inoltre annunciato un emendamento alla legge regionale di riordino per introdurre una delega relativa all’istituzione di un Garante regionale per le Forze dell’ordine che lavorano negli istituti penitenziari.

Per il Partito democratico, Emanuela Verzella ha sottolineato l’importanza dell’organizzazione del lavoro e della mediazione culturale per favorire l’accesso dei detenuti stranieri ai corsi di formazione. Laura Pompeo ha richiamato l’urgenza delle criticità emerse durante la mattinata, mentre Gianna Pentenero ha chiesto di concentrarsi su interventi concreti, ricordando la complessità della situazione nelle carceri torinesi.

Vittoria Nallo, di Sue, ha evidenziato il carico di compiti che ricade sulla Polizia penitenziaria, dagli interventi nelle situazioni di fragilità alla gestione delle tensioni, anche a causa della mancanza di personale.

A chiudere il confronto è stato l’assessore regionale ai Rapporti con il Consiglio, Gian Luca Vignale, che ha indicato tre ambiti sui quali la Regione potrà concentrarsi: reinserimento lavorativo, formazione professionale e sanità.

Il dibattito ha così messo in evidenza la necessità di affrontare le criticità del sistema penitenziario su più fronti. Per il SiNAPPe, la priorità resta intervenire sugli organici e sull’organizzazione del lavoro; per la Regione, gli spazi d’azione riguardano soprattutto i servizi sanitari, la formazione e il reinserimento delle persone detenute.

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