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Intervento innovativo alla spalla all’ospedale di Susa: utilizzata una membrana biologica per ridurre il rischio di nuove lesioni

Un intervento di chirurgia della spalla con una tecnica innovativa, ancora in fase sperimentale e utilizzata in pochi centri specializzati in Italia

Gabriele Farina

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SUSA – Un intervento di chirurgia della spalla con una tecnica innovativa, ancora in fase sperimentale e utilizzata in pochi centri specializzati in Italia. È stato eseguito nei giorni scorsi all’ospedale di Susa, dove l’équipe di Ortopedia ha trattato un paziente di 50 anni, sportivo, che aveva riportato una nuova rottura della cuffia dei rotatori, già operata circa dieci anni fa.

L’intervento è stato eseguito dai chirurghi della spalla Francesco Cacciato, responsabile dell’Ortopedia di Susa, e Fabio Robatto, con la supervisione di Aniello Arbucci, direttore del Dipartimento Chirurgico Generale e Specialistico dell’Asl To3 e dell’Ortopedia e Traumatologia di Rivoli-Susa.

Una membrana biologica per rinforzare il tendine

Il paziente era già stato sottoposto a un intervento di riparazione della cuffia dei rotatori una decina di anni fa. Dopo circa otto anni senza particolari problemi, aveva iniziato ad accusare dolore e una significativa limitazione nei movimenti della spalla. Disturbi che non erano migliorati nonostante le terapie mediche, le infiltrazioni e la riabilitazione.

Gli accertamenti avevano evidenziato una nuova rottura del tendine. Considerate le caratteristiche del paziente, i chirurghi hanno deciso di affiancare alla tradizionale riparazione artroscopica l’applicazione di una membrana biologica di collagene ricavata da tendine d’Achille bovino, acellularizzato e preparato per l’impianto.

Il dispositivo viene fissato al tendine riparato e all’osso attraverso piccole graffette e strumenti dedicati. La membrana funziona come una sorta di impalcatura biologica, sulla quale possono svilupparsi nuove cellule: nell’arco di circa sei mesi viene completamente riassorbita e sostituita da tessuto tendineo vitale.

L’obiettivo è rendere il tendine ricostruito più forte e resistente, riducendo soprattutto la probabilità di una nuova rottura rispetto alla sola sutura tradizionale.

Il paziente sveglio durante l’intervento

L’operazione è stata eseguita in artroscopia, con il paziente sveglio grazie a una tecnica di anestesia locoregionale che consente di anestetizzare contemporaneamente le terminazioni nervose della spalla. La procedura anestesiologica è stata curata da Luca Sivera, responsabile dell’Anestesia di Susa.

La membrana utilizzata è commercializzata negli Stati Uniti dal 2014 ed è stata impiegata per la prima volta in Italia nel 2020. Si tratta tuttavia di una tecnologia ancora in fase sperimentale, adottata soltanto in pochi centri specializzati nella chirurgia della spalla e che richiede un’elevata preparazione tecnica e un’attenta selezione dei pazienti.

Il cinquantenne è stato dimesso il giorno successivo all’intervento, in buone condizioni generali. Per lui è stato predisposto un programma specifico di riabilitazione della spalla presso il Servizio di Riabilitazione Funzionale dell’Asl To3.

Susa polo specializzato nella chirurgia artroscopica

L’intervento rappresenta anche un esempio del ruolo che l’ospedale di Susa ricopre nell’organizzazione dell’Ortopedia dell’Asl To3. Il presidio della Valle di Susa è infatti il polo artroscopico dell’azienda sanitaria, dove vengono concentrati gli interventi alla spalla e al ginocchio, oltre all’attività protesica di anca e ginocchio e a quella traumatologica.

«Progressivamente, l’Ortopedia di Susa ha aumentato molto la propria attività chirurgica e il personale è sempre più specializzato nell’utilizzo di tecniche innovative e a misura del singolo paziente», spiega Aniello Arbucci, sottolineando anche il contributo di tutto il personale della sala operatoria.

Anche il direttore generale dell’Asl To3, Giovanni La Valle, evidenzia il valore dell’intervento nel quadro dell’organizzazione sanitaria aziendale: «Gli ospedali dell’Asl To3 non sono realtà isolate, ma parti di un’unica rete, nella quale Susa, Rivoli e Pinerolo sviluppano funzioni, competenze e specificità integrate tra loro e con i servizi presenti sul territorio».

L’obiettivo, conclude La Valle, è valorizzare le competenze dei singoli presidi e utilizzare le nuove tecnologie per migliorare i risultati delle cure, garantendo servizi adeguati alle esigenze dei cittadini.

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