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CronacaTorino

Guru di Almese, nuovo sequestro di beni per 700mila euro: terreni, immobili e gioielli

Il provvedimento riguarda anche un patrimonio immobiliare distribuito tra diverse località del Piemonte e della Sicilia

Gabriele Farina

Pubblicato

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TORINO – Nuovo sequestro patrimoniale nell’inchiesta su Bruno Antonio Malatesta, conosciuto come maestro Śivakṣatriya Śivānanda, il sedicente guru di Almese arrestato il 1° ottobre con l’accusa di aver creato un sistema di assoggettamento psicologico, violenze e abusi ai danni dei membri della comunità. I Carabinieri hanno sequestrato beni per un valore complessivo di circa 700mila euro, intestati al maestro e ad altri due indagati.

Secondo gli investigatori, dietro alle condotte contestate ci sarebbe stato anche un sistema finalizzato all’illecito arricchimento dei vertici della comunità. Le indagini patrimoniali, coordinate dalla Procura della Repubblica, diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, hanno ricostruito trasferimenti di denaro e beni che sarebbero stati effettuati nel corso degli anni per nascondere il patrimonio riconducibile al principale indagato.

Il patrimonio trasferito a prestanome e società

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, a partire dal 2018 Malatesta avrebbe formalmente trasferito il proprio patrimonio societario e immobiliare attraverso una serie di operazioni che gli investigatori ritengono fraudolente. I beni sarebbero stati intestati a persone di fiducia e a enti terzi, mentre il maestro avrebbe continuato a esercitare su di essi un controllo occulto.

Nel decreto di sequestro preventivo d’urgenza sono confluiti diversi tipi di beni e disponibilità finanziarie. Tra questi figurano conti correnti, carte prepagate e un fondo pensione direttamente intestati a Malatesta, attualmente detenuto.

Decine di terreni e fabbricati tra Almese, Viù e Givoletto

Il provvedimento riguarda anche un patrimonio immobiliare distribuito tra diverse località del Piemonte e della Sicilia.

Sono stati sequestrati decine di terreni e fabbricati nei territori di La Cassa, Viù e Givoletto, in provincia di Torino. Gli immobili risultano intestati a una società agricola riconducibile a due indagati, indicati dagli investigatori come stretti collaboratori del maestro.

Nel mirino degli accertamenti anche immobili e disponibilità finanziarie intestati alla fondazione alla quale faceva capo la comunità residenziale. I beni si trovano a Givoletto, in provincia di Torino, a Perlo, nel Cuneese, ad Almese e a San Gregorio di Catania, in provincia di Catania.

Tra i beni sottoposti a sequestro c’è inoltre una cassetta di sicurezza custodita in una filiale bancaria e nella disponibilità di uno degli indagati. Al suo interno i militari hanno trovato gioielli, monete storiche e decine di orologi da taschino d’epoca.

«Il denaro arrivava direttamente dalle vittime»

Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta riguarda la provenienza delle risorse economiche accumulate dai vertici della comunità. Le indagini patrimoniali avrebbero ricostruito un flusso di denaro dalle persone considerate vittime verso il sedicente maestro e i suoi più stretti collaboratori.

Secondo gli investigatori, le somme sarebbero state trasferite anche in contanti, mentre altre disponibilità sarebbero arrivate attraverso donazioni di terreni, abitazioni e oggetti preziosi.

L’obiettivo prioritario di questa fase investigativa è stato recuperare l’intero patrimonio che si ritiene trasferito fraudolentemente per eludere la legge, senza limitarsi a individuare la provenienza specifica di ogni singolo bene. Nell’ambito dell’inchiesta è stata quindi ipotizzata anche l’ulteriore contestazione provvisoria di trasferimento fraudolento di valori, reato previsto dall’articolo 512-bis del Codice penale.

Sequestrata anche una casa rifugio per donne vittime di violenza

Tra gli immobili interessati dal provvedimento figura anche una struttura in provincia di Cuneo che, secondo quanto ricostruito, sarebbe stata destinata a diventare un centro di accoglienza e una casa rifugio per donne vittime di violenza.

Il sequestro si inserisce nell’attività investigativa volta a ricostruire la consistenza del patrimonio riconducibile agli indagati e a impedirne la disponibilità, alla luce delle ipotesi di reato contestate.

L’inchiesta prosegue dunque su due fronti: da un lato, l’accertamento delle presunte condotte di assoggettamento psicologico, violenza e abuso all’interno della comunità; dall’altro, la ricostruzione dei movimenti patrimoniali e finanziari che avrebbero accompagnato l’attività dei suoi vertici.

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