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Mole Antonelliana: la storia del simbolo di Torino e uno dei capolavori architettonici d’Italia

La storia della Mole è la storia di una città che guarda verso l’alto, fatta di visioni ambiziose, ostacoli superati e significati culturali profondi

Gabriele Farina

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TORINO – La Mole Antonelliana non è solo uno dei monumenti più iconici di Torino, ma uno dei simboli più riconoscibili dell’Italia. Con i suoi 167,5 metri di altezza, questa imponente struttura domina lo skyline torinese e racconta una storia affascinante fatta di ambizione, difficoltà costruttive e trasformazioni radicali.

Un sogno architettonico: da sinagoga a emblema della città

Quando nel 1862 la comunità ebraica di Torino affidò all’architetto Alessandro Antonelli il progetto di una nuova sinagoga, nessuno poteva immaginare che il risultato finale sarebbe diventato il simbolo di una città intera. L’idea iniziale prevedeva un edificio di circa 47 metri, ma Antonelli – già noto per la sua visione audace – propose modifiche tali da portare l’opera a un’altezza drasticamente superiore.

Le modifiche continuarono durante la costruzione, mentre il progetto cresceva sempre di più in ambizione, complicando i costi e i tempi. Per la comunità ebraica i conti non tornarono: senza fondi sufficienti e con le spese in continua crescita, nel 1869 il cantiere fu sospeso con solo una struttura parziale e un tetto provvisorio.

Il ruolo del Comune e la conclusione dell’opera

La storia prese una svolta quando il Comune di Torino decise di subentrare alla comunità e portare a termine la costruzione, destinandola a un monumento civile degno della capitale ormai storica del neonato Regno d’Italia. Antonelli riprese il progetto, aggiungendo elementi e moduli innovativi come il Tempietto neoclassico e la Lanterna, fino alla definitiva guglia.

Nel 1889, poco dopo la morte dell’architetto, la Mole fu completata con la sua caratteristica cima, coronata da una statua simbolica – il cosiddetto “Genio Alato” – che ne elevava la silhouette a 167,5 metri. Per molti anni la Mole fu così l’edificio in muratura più alto d’Europa, superando perfino molte cattedrali e torri d’epoca.

Sopravvivenza e danni: tra tempeste e restauri

La Mole ha sfidato il tempo e gli agenti atmosferici con eventi memorabili. Nel 1904 una violenta tempesta fece cadere la statua del Genio Alato, che fu poi sostituita da una stella in metallo. Nel 1953, un altro nubifragio spezzò la guglia nella parte superiore: la sezione venne ricostruita negli anni ’60 con una struttura in acciaio rivestita in pietra.

Nonostante questi danni, la Mole ha sempre mantenuto il suo posto di prestigio nella memoria collettiva e nell’architettura cittadina, rappresentando al contempo un esempio di ingegneria eclettica del XIX secolo e di resilienza.

Dalla Mole al Museo: evoluzione di un simbolo urbano

Per quasi tre decenni, dal 1908 al 1938, l’edificio fu sede del Museo del Risorgimento, prima di ospitare varie mostre. Ma è dal 2000 che la Mole Antonelliana vive una nuova primavera come Museo Nazionale del Cinema, uno dei musei cinematografici più importanti del mondo. All’interno, i visitatori non solo esplorano la storia del cinema, ma possono salire con un ascensore panoramico fino a 85 metri, godendo di una vista mozzafiato su Torino e le Alpi.

Oggi la Mole non è solo un’attrazione turistica: appare sulle monete da due centesimi di euro italiane ed è stata fonte d’ispirazione per loghi di eventi sportivi internazionali.

Perché la Mole Antonelliana è un simbolo senza tempo

La storia della Mole è la storia di una città che guarda verso l’alto, fatta di visioni ambiziose, ostacoli superati e significati culturali profondi. Dalla sua concezione come luogo di culto al suo ruolo attuale di custode della memoria cinematografica, questa torre verticale è un capolavoro architettonico che incarna lo spirito innovativo di Torino e dell’Italia.

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