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La storia e la vita di Don Giovanni Bosco, fondatore della Famiglia Salesiana
La vita e le opere di San Giovanni Bosco da Castelnuovo, fondatore dei Salesiani e dell’oratorio

ASTI – Forse il più famoso dei Santi Sociali piemontesi, Don Giovanni Bosco è un dei personaggi più incredibili che la nostra regione abbia prodotto. Capace di riunire intorno a sè un gruppo di lavoro che avrebbe poi dato seguito a comunità ancora attive in tutto il mondo. E’ il fondatore dei salesiani e l’inventore delll’oratorio. Vediamo quindi quali sono la storia e la vita di Don Giovanni Bosco.
Infanzia e formazione
Giovanni Melchiorre Bosco nacque il 16 agosto 1815 nella frazione detta I Becchi del comune di Castelnuovo d’Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco). La sua famiglia era contadina: il padre era Francesco Bosco, la madre Margherita Occhiena. Il padre morì quando Giovanni aveva solo due anni (1817), lasciando la madre – già con altri figli – a crescere i bambini in condizioni economiche modeste.
Fin da ragazzo, Giovanni mostrò una sensibilità particolare per i giovani e un anelito verso la vita ecclesiastica. A nove anni ebbe il celebre sogno profetico, raccontato da lui stesso, in cui vide una moltitudine di ragazzi in disordine e un uomo maestoso che gli diceva: «Con mitezza e carità vincerai questi tuoi amici». Poi apparve una donna (la Vergine) che indicò a Giovanni il «campo» della sua vita: quei ragazzi. Questo sogno segnò profondamente la sua vocazione educatrice e sacerdotale.
La formazione di Bosco non fu tradizionale in tutto: dovette lavorare come garzone, fabbro, sarto o assistente per mantenersi e garantire gli studi. Nel 1835 entrò nel seminario di Chieri (“Corso teologico”), e fu ordinato sacerdote il 5 giugno 1841.
Apostolato tra i giovani e nascita dell’Oratorio
Una volta diventato sacerdote, Don Bosco si rivolse con decisione ai giovani più poveri, vulnerabili, emarginati della Torino del suo tempo. L’8 dicembre 1841, nell’ambito della chiesa di San Francesco d’Assisi a Torino, incontrò il giovane Bartolomeo Garelli, che divenne uno dei primi ragazzi dell’oratorio. In breve fu fondato l’“Oratorio” a Valdocco come luogo di accoglienza, istruzione, formazione, gioco e fede per i giovani.
Don Bosco non intendeva semplicemente offrire istruzione o catechismo, ma costruire relazioni familiari, ambiente di fiducia, affetto, gioia: la sua pedagogia mirava a formare “buoni cristiani e onesti cittadini”.
In questo contesto nacque il metodo da lui formulato: il Sistema Preventivo, basato su tre pilastri fondamentali: Ragione, Religione e Amorevolezza. L’idea era che non fosse efficace (e non fosse cristiano) educare i giovani con la paura e la punizione, ma “prima” con la presenza amica, la pazienza, il dialogo, il riconoscimento della dignità di ciascuno.
Fondazione della Famiglia Salesiana
Nel corso degli anni Don Bosco diede struttura e dimensione organizzata al suo apostolato. Nel 1854 parlò del progetto di fondare una “Società” sotto la protezione di san Francesco di Sales. Nel 1859 fondò ufficialmente la Congregazione Salesiana (SDB – Salesiani di Don Bosco) per portare avanti l’impegno educativo in modo permanente.
Nel 1872, insieme a Maria Domenica Mazzarello, fondò le Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA) per l’educazione delle giovani donne.
L’opera salesiana si diffuse rapidamente in Italia e all’estero, aprendo scuole professionali, laboratori, oratori, tipografie, e dando particolare attenzione ai bambini e ai ragazzi “più bisognosi” o a rischio.
Azione sociale, editoriale e pedagogica
Don Bosco non fu solo sacerdote ed educatore: fu anche imprenditore sociale ed editore. Egli fu tra i pionieri in Italia nel proporre contratti di apprendistato (a Torino, 1852), tutelare giovani lavoratori, promuovere scuole professionali per calzolai, falegnami, sarti, tipografi. Inoltre promosse la stampa cattolica, la tipografia all’Oratorio di Valdocco e, nel 1877, il «Bollettino Salesiano».
In breve, la sua visione integrava: educazione, lavoro, fede, opportunità concreta. In un’epoca (metà-XIX secolo) in cui l’industrializzazione in Piemonte stava generando grandi trasformazioni e anche forte marginalità giovanile, l’intervento boschiano si colloca come risposta innovativa e sociale.
Ultimi anni, morte e riconoscimenti
Negli ultimi anni della sua vita Don Bosco continuò instancabilmente il suo lavoro nonostante l’età e la salute che venivano meno. Morì a Torino il 31 gennaio 1888, all’età di 72 anni.
Fu beatificato da Papa Pio XI il 2 giugno 1929 e canonizzato il 1° aprile 1934. La festa liturgica è celebrata il 31 gennaio. Papa Giovanni Paolo II lo definì «Padre e Maestro della Gioventù».
Eredità e attualità
L’impatto di Don Bosco è enorme: la Famiglia Salesiana oggi conta migliaia di religiosi, suore, laici in tutto il mondo; iscritta nei settori dell’educazione, della formazione professionale, della pastorale giovanile.
Il suo metodo educativo — il Sistema Preventivo — resta attuale: in un mondo in cui i giovani vivono fragilità, marginalità, mancanza di opportunità, la proposta di stare con loro, di offrire affetto, senso, istruzione, cura, conserva forza.
Anche nel contesto delle istituzioni educative oggi si rifà all’idea che «non basta insegnare, bisogna amare» e che il centro è il ragazzo con la sua dignità, non la semplice trasmissione.
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Conclusione
San Giovanni Bosco è uno di quei testimoni nei quali convergono fede, pedagogia, azione sociale e innovazione educativa: da umili origini contadine, con privazioni e ostacoli, ha costruito un messaggio e un’istituzione capaci di guardare al futuro, senza dimenticare i “più piccoli”.
La sua biografia ci ricorda che l’educazione non è solo trasmissione, ma relazione; che l’impegno verso i giovani non è solo didattica, ma accompagnamento; che la fede diventa efficace quando si fa presenza concreta nel mondo.
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