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Alfonso Bialetti, la storia dell’uomo che inventò la Moka per il caffè

La leggenda narra che l’ispirazione per la Moka non arrivò da un laboratorio, ma osservando la moglie Ada fare il bucato

Gabriele Farina

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OMEGNA – La storia di Alfonso Bialetti e dell’invenzione della Moka per il caffè è una delle parabole imprenditoriali più affascinanti del Made in Italy, capace di trasformare un’intuizione domestica in un’icona del design mondiale.

Le origini: Alfonso Bialetti e l’esperienza francese

Alfonso Bialetti nacque nel 1888 a Casale Corte Cerro, in Piemonte. La sua formazione fu segnata dall’emigrazione in Francia intorno al 1910, dove lavorò come operaio fonditore. In quegli anni apprese la tecnica della fusione in conchiglia dell’alluminio, una metodologia allora quasi sconosciuta in Italia che utilizzava stampi in ghisa riutilizzabili.

Nel 1919, tornato in Italia, aprì a Crusinallo la sua officina, la “Alfonso Bialetti & C. – Fonderia in Conchiglia”, specializzata inizialmente in semilavorati e pezzi meccanici in alluminio.

L’invenzione della Moka (1933): l’ispirazione dal bucato

La grande svolta avvenne nel 1933. La leggenda narra che l’ispirazione per la Moka non arrivò da un laboratorio, ma osservando la moglie Ada fare il bucato. All’epoca si usava la lessiveuse (o lisciveuse), una sorta di lavatrice composta da un pentolone con un tubo centrale forato. L’acqua bollente risaliva lungo il tubo, usciva dai fori e ricadeva sui panni, sciogliendo il detersivo (la liscivia).

Bialetti intuì che lo stesso principio poteva essere applicato al caffè: l’acqua nella caldaia, spinta dalla pressione del vapore, sarebbe risalita attraverso il filtro contenente la polvere di caffè, depositandosi nel raccoglitore superiore.

Caratteristiche e Design

La nuova caffettiera fu battezzata Moka Express:

  • Il nome: Omaggio alla città di Mokhā nello Yemen, celebre per l’esportazione di una varietà di caffè pregiato citata persino da Voltaire nel Candido.
  • Il materiale: L’alluminio, scelto perché leggero, resistente e simbolo di modernità in quegli anni.
  • La forma: Ottagonale, progettata per garantire una presa migliore anche con le mani bagnate, ispirata all’estetica Art Déco e futurista dell’epoca.

Il successo mondiale e l’Omino coi Baffi

Inizialmente, la produzione rimase artigianale (circa 70.000 pezzi l’anno) e venduta principalmente nelle fiere locali. Fu il figlio di Alfonso, Renato Bialetti, a trasformare l’invenzione in un successo globale dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Renato investì massicciamente in pubblicità, partecipando alla Fiera di Milano con installazioni innovative. Nel 1953, il fumettista Paul Campani creò il celebre “Omino coi Baffi”, una caricatura dello stesso Renato. Lo slogan “Eh sì sì sì… sembra facile (fare un buon caffè)” e la partecipazione al programma televisivo Carosello resero la Moka un oggetto presente in ogni casa italiana.

Un’icona senza tempo

Oggi la Moka è considerata un capolavoro del disegno industriale, con oltre 320 milioni di esemplari prodotti. È esposta in prestigiosi musei come il MoMA di New York e la Triennale di Milano. Nonostante le moderne macchine a capsule, la Moka rimane il simbolo del rito quotidiano del caffè italiano, mantenendo quasi intatto il suo design originale da oltre 90 anni.

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