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Il vizio del dubbio, Micaela Strippoli e il ritorno di Giulia Rispoli

L’intervista con Micaela Strippoli

Gabriele Farina

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TORINO – Traumatizzata dall’avventura precedente Giulia Rispoli cambia banca e va a lavorare in un posto più piccolo e che spera sia più a sua misura. Tempo due giorni però e una delle nuove clienti muore. Per la polizia si tratta di un suicidio ma per Giulia ovviamente no e così la bancaria aspirante magistrato si trova nuovamente ad indagare su un possibilke delitto.

L’ovvietà dello spunto iniziale de Il vizio del dubbio, Neos edizioni, ha il potere di riportarci subito a casa e farci ritrovare le atmosfere del primo romanzo di Micaela Strippoli, che qui riprende temi e dettagli che le sono cari. Dall’indagine ai rapporti personali, dal mistero alle tante citazioni letterarie.

L’intervista con Micaela Strippoli

Giulia prova a cambiare banca ma non riesce a staccarsi dal delitto. Cosa succede in questo nuovo romanzo?

Giulia cambia banca perchè, dopo i fatti drammatici raccontati nel primo romanzo, le è impossibile tornare nell’ufficio di via Rossini: troppi ricordi dolorosi. Decide quindi di andare a lavorare in una banca più piccola e tranquilla sperando di avere clienti normali: basta con i mafiosi le spogliarelliste, gli usurai, le pazze criminali, vuole solo clienti magari noiosi ma normali. Si renderà presto conto, però, che la normalità è merce rara e anche nella nuova banca i clienti hanno la deprecabile abitudine di diventare cadaveri. La signora Lucia De Bernardis, una affascinante imprenditrice, cliente della banca che lei aveva appena conosciuto viene trovata morta e la sua morte viene archiviata frettolosamente come suicidio. L’indagine è condotta dal commissario Ferrari, lo stesso poliziotto ottuso e arrogante che avevamo già conosciuto nel romanzo precedente. Ma Giulia ha dei dubbi sul fatto che si sia trattato di suicidio. E comincia a farsi delle domande.

Toccherà di nuovo a Giulia Rispoli dare una mano alla polizia. In che modo?

Con il suo intuito e la sua logica. Giulia cercherà di trovare delle risposte ai dubbi che ha riguardo al fatto che si sia trattato effettivamente di suicidio. In primo luogo parlerà con uno stretto collaboratore della donna morta, un giovane ragazzo di origini haitiane, molto affascinante, di nome Martin. Lui fornirà delle risposte ad alcune sue domande, ma farà nascere anche nuovi ulteriori dubbi. Per cui Giulia a un certo punto dovrà tirare di nuovo in ballo il suo ex compagno di liceo e di università: il vice questore Leonardo Sacchi.

Ritroviamo qui alcuni dei personaggi della prima avventura. C’è un’evoluzione nei loro rapporti con Giulia?

Ci sono diversi personaggi che tornano nel secondo romanzo, oltre a quelli che ruotano intono alla sfera familiare della protagonista, in particolare i due poliziotti – il commissario Ferrari e il vice questore Sacchi – e l’ex direttore e amico Mauro Bocca. Direi che c’è un’evoluzione soprattutto per quel che riguarda i rapporti con il vice questore Sacchi che sono sempre un po’ in bilico su un crinale scivoloso e non si sa mai bene da che parte vadano.

La tua protagonista ha una passione incontrollabile per l’indagine. Siamo sicuri che lavorare in banca sia il suo posto giusto?

Giulia si rende conto che il suo lavoro in banca le è sempre più insopportabile, infatti nel corso di questo romanzo deciderà di cambiare radicalmente lavoro, di lasciare la banca e di fare tutt’altro, seguendo la sua passione per le indagini.

Come è cambiato il personaggio di Giulia dal primo al secondo romanzo?

All’inizio di questo romanzo Giulia dice di essere stufa della sua aria da brava ragazza. Ecco, possiamo dire che qui cercherà di fare un po’ meno quello che gli altri si aspettano da lei e un po’ più quello che lei desidera. Direi che è più decisa, più matura.

Quanto di Micaela c’è in Giulia?

Quando ho deciso di scrivere questi libri e di ambientarli in banca, per il personaggio della protagonista, almeno all’inizio, mi sono ispirata a me stessa perchè Giulia come me lavora in banca e come me non ama per niente il suo lavoro. Le ho trasmesso anche l’insonnia e la passione per la lettura, in particolare per i gialli. Poi però lei è cresciuta con caratteristiche sue: Giulia è molto determinata, testarda, io molto meno; lei è una notevole ficcanaso, io per niente. Ed è molto coraggiosa, io no.

Sullo sfondo una Torino che osserva. Qual è il rapporto di Giulia con la città?

Giualia ama la sua città, la trova affascinante come una bella donna. A un certo punto la definisce “Come una signora elegante ma non vistosa, curata ma mai volgare. bisognava scoprirla, cercarla, volerla, non era a portata di mano, non era per chiunque”.

Qual è invece il rapporto di Micaela con Torino?

Anche io amo Torino, infatti la città è protagonista nei miei romanzi: nel primo era la parte più parigina, più bohemienne di Torino, la zona ai piedi della Mole, via Rossini, la Cavalleriazza, il night. Qui invece è la zona più austera, più sabauda di Torino, quella dei grandi viali alberati -corso Vinzaglio, corso Matteotti, corso Vittorio -, dei portici, dei palazzi d’epoca.

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