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L’agrifood incontra il digitale a Wave by Vento: l’intervista a Simona Riccio

Come comunicazione digitale e tecnologie si coniugano per l’evoluzione del settore agroalimentare piemontese

Chiara Scerba

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TORINO – Nel fermento di Wave by Vento 2026 e tra le corsie delle OGR di Torino, soffermarsi a dialogare sul futuro dell’agrifood e ad ascoltare le testimonianze di chi ha scelto di investire competenze e linguaggi digitali radicandosi nel territorio piemontese, ci ha permesso di approfondire sfumature di un settore vitale per la nostra Regione.

Simona Riccio, Agrifood Communication Strategist, LinkedIn Top Voice ed esperta di sostenibilità e reputazione digitale di filiera, ha delineato il quadro rigoroso di un comparto sospeso tra un’eredità storica di prestigio, la spinta verso la digitalizzazione e l’impatto severo degli shock ambientali.

Da dove la scelta di dedicarsi alla comunicazione di questo comparto e di operare da e per il Piemonte?

“La comprensione di un settore complesso richiede di abitarne i luoghi fisici prima ancora di progettarne la narrazione” spiega Simona. “Il percorso nasce dall’esperienza diretta all’interno del mondo aziendale, dove l’assenza di una corretta cultura digitale si traduceva spesso in un vuoto di rappresentanza per le eccellenze produttive. Da qui la scelta, presa inizialmente quasi per caso, di immergersi nella dimensione reale dei centri agroalimentari all’ingrosso, condividendo le ore notturne al fianco di grossisti e operatori per comprendere dinamiche logistiche e criticità prima di tradurle in informazione accessibile sui canali professionali.”

Un impegno sul campo che ha trovato espressione nell’associazionismo tra donne e in collaborazioni istituzionali di primo piano, consolidando un metodo di lavoro funzionale ed efficace. La cooperazione avviata negli anni con la Regione Piemonte testimonia il valore di un approccio fondato sui dati e sulla volontà di impegnarsi attivamente nel tessuto sociale. Esempio ne è il progetto pilota gestito dalla professionista in collaborazione con la Regione e che, nei prossimi mesi, coinvolgerà quattro istituti scolastici regionali nella misurazione puntuale degli scarti alimentari all’interno delle mense.

“Monitorare i consumi – a partire dallo spreco del pane, tra i beni primari più dispersi – consente di trasformare la consapevolezza ecologica in indicatori oggettivi su cui calibrare gli interventi futuri, rispondendo a un fabbisogno di metodo sempre più richiesto.”

Il Piemonte ha un peso storico enorme nel cibo: come si posiziona oggi la Regione rispetto al resto d’Italia?

“Nello scenario nazionale la regione di riferimento per investimenti strutturali e promozione integrata della filiera continua a essere l’Emilia-Romagna, forte di un sistema cooperativo e istituzionale tradizionalmente compatto. Negli ultimi due anni, tuttavia, il Piemonte ha registrato una progressione sensibile nel colmare questo divario, recuperando slancio progettuale e consapevolezza identitaria.”

Un passaggio strategico in questa direzione, ci spiega l’esperta, è rappresentato dal debutto di Piemonte IS, il nuovo marchio collettivo concepito per unificare, tutelare e rilanciare l’eccellenza agroalimentare ed enogastronomica regionale sotto un’unica bandiera riconoscibile. Il nodo cruciale per consolidare questo primato risiede tuttavia nella capacità delle istituzioni e della pubblica amministrazione di sostenere con strumenti mirati le piccole e medie imprese, fornendo loro le risorse economiche e formative necessarie per presidiare la comunicazione contemporanea con continuità e rigore.

La parola “sostenibilità” è spesso inflazionata: qual è il confine tra autenticità aziendale e rischio di greenwashing?

“Spesso i bilanci di sostenibilità e lo storytelling aziendale rischiano di trasformarsi in meri adempimenti privi di riscontro concreto, alimentando narrazioni patinate che espongono le imprese al rischio di contestazioni reputazionali.”

Il vero discrimine risiede, stando alle parole di Simona Riccio, nell’onestà intellettuale e nella precisione terminologica. Essere pienamente sostenibili lungo l’intera catena del valore costituisce un traguardo industriale ed economico complesso, che richiede investimenti costanti, tempo e compromessi tecnologici. La trasparenza comunicativa non consiste nel proclamare una perfezione ecologica spesso irraggiungibile, ma nel descrivere con esattezza il cammino intrapreso, le metriche raggiunte e gli ostacoli ancora da superare, evitando aggettivazioni vuote a favore di fatti verificabili.

Tra disastri ambientali e crisi climatica, il settore vive una fase critica: come sta reagendo il comparto e cosa serve per resistere?

La vulnerabilità evidenziata dalle associazioni di categoria di fronte ai cambiamenti climatici è un dato conclamato, ma l’agricoltura contemporanea sta cercando di reagire grazie ad un comparto a elevata intensità tecnologica: sensori nei campi, satelliti, macchine a guida autonoma e algoritmi predittivi consentono di analizzare lo stato chimico-fisico dei terreni, ottimizzare l’irrigazione e prevenire i danni causati da eventi meteorologici estremi.

Accanto alla tecnologia, la risposta strutturale alla crisi climatica e ai costi di produzione passa dalla capacità di fare sistema, ci ricorda l’esperta, che in svariati contesti ha avuto modo di comprovare l’efficienza della coalizione. Realtà extraregionali e consolidate come il consorzio Melinda dimostrano come l’aggregazione consenta di finanziare progetti di recupero e rivitalizzazione altrimenti inaccessibili al singolo imprenditore.

In Piemonte,

“dove la frammentazione in molteplici distretti rischia talvolta di disperdere le energie, la sfida primaria consiste proprio nel superare gli individualismi”, e conclude “costruendo alleanze solide tra produttori per tutelare la redditività del lavoro e salvaguardare il territorio”.

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