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Ondata di occupazioni nei licei torinesi: presidio sotto la Città Metropolitana sulla scia delle proteste in Francia

Continua l’opposizione alle riforme promosse dal ministro Giuseppe Valditara

Chiara Scerba

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TORINO – Dalle aule scolastiche occupate la protesta ora si agita davanti ai palazzi istituzionali. La mobilitazione studentesca che da inizio settimana sta scuotendo gli istituti superiori di Torino si è spostata nella mattinata di oggi, venerdì 9 ottobre, sotto la sede della Città Metropolitana in corso Inghilterra, a due passi dalla stazione di Porta Susa. Circa un centinaio di giovani ha pervaso il controviale esponendo striscioni e scandendo cori al megafono.

A promuovere la protesta sono stati i collettivi studenteschi di diversi licei cittadini, tra cui Gobetti, Lagrange, Regina Margherita ed Einstein, con quest’ultimo che vede attualmente occupate tutte e tre le proprie sedi. Al centro della piattaforma di rivendicazione c’è la ferma opposizione all’indirizzo impresso al sistema d’istruzione nazionale dal governo e dalle riforme promosse dal ministro Giuseppe Valditara, accusate dai manifestanti di tagliare le risorse all’edilizia, ignorare le richieste di docenti e alunni e introdurre logiche repressive e securitarie all’interno degli spazi accademici e scolastici.

Tensioni al liceo al Regina Margherita

Intanto si registrano frizioni al liceo Regina Margherita. Se la sede centrale risulta occupata già da lunedì, nella succursale di via Casana questa mattina i cancelli sono rimasti direttamente chiusi. Studenti rimasti all’esterno e una manciata di docenti all’interno della struttura.

La scuola, tramite circolare sul sito web della scuola, ha motivato la mancata apertura parlando di ragioni di sicurezza e della presenza di “esterni” pronti a occupare il plesso insieme a un gruppo di allievi dell’istituto; una situazione ritenuta a parole critica e insidiosa per l’incolumità generale, ma che al momento non sembra aver spinto nessuno a compiere il passo formale di richiedere l’intervento dei carabinieri.

L’appello alla mobilitazione sul modello francese: «Non ci fermeremo qui»

Nel corso del sit-in sotto gli uffici provinciali, gli interventi al microfono hanno richiamato esplicitamente la massiccia ondata di agitazione che sta attraversando gli istituti d’oltralpe. In Francia la contestazione contro classi pollaio, carenza cronica di corpo docente ed edifici degradati conta ancora oggi 141 istituti chiusi e paralizzati dai blocchi, come segnalato dalla stampa nazionale francese: una mobilitazione radicale che gli studenti torinesi hanno assunto a punto di riferimento per estendere il conflitto e costringere le istituzioni a un tavolo di confronto permanente.

I rappresentanti delle scuole mobilitate hanno ribadito che le occupazioni avviate all’inizio della settimana non intendono esaurirsi con la giornata di venerdì, ma puntano ad allargare la rete delle assemblee e dei blocchi ad altri complessi scolastici del territorio metropolitano per rimettere al centro della discussione pubblica il diritto allo studio, la vivibilità delle strutture e il rigetto di un modello formativo ritenuto subordinato alle sole esigenze produttive.

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