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Ondata di occupazioni a Torino: dai cortei agli sgomberi, ecco cosa sta succedendo nelle scuole

Le interruzioni delle lezioni scolastiche potrebbero aumentare con l’avvicinarsi dello sciopero del 16 ottobre

Chiara Scerba

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TORINO – L’ondata di occupazioni studentesche ha ormai assunto i tratti di una mobilitazione generalizzata trasformandosi in una protesta a catena che salda il profondo malcontento per l’edilizia scolastica fatiscente alle critiche politiche contro le riforme del governo, a partire dalle norme sull’integrazione e dal tetto agli studenti stranieri, fino all’opposizione alla spesa militare internazionale contrapposta ai tagli all’istruzione pubblica.

Il richiamo esplicito è alle mobilitazioni al di là delle Alpi e ciò sta accendendo il dibattito pubblico cittadino tra chi vi legge una legittima presa di coscienza generazionale e chi punta il dito contro i disagi, le forzature e i danneggiamenti agli edifici.

Di seguito gli aggiornamenti sui vari licei.

Istituto Boselli

Mattinata ad altissima tensione nella sede di via Montecuccoli, dove il tentativo di occupazione si è trasformato in uno scontro aperto. Le forze dell’ordine sono intervenute su segnalazione della dirigenza scolastica dopo che un gruppo di giovani, in parte a volto coperto, avrebbe fatto irruzione danneggiando computer, rovesciando banchi e svuotando estintori. Un allievo appartenente al collettivo Seconda Generazione è stato bloccato da carabinieri e Digos per resistenza e danneggiamento, per poi essere rilasciato dopo due ore tra le proteste degli studenti, che denunciano cariche violente e telefoni cellulari gettati a terra durante le riprese video, accusando la Città Metropolitana di totale assenza di risposte dopo i confronti dei giorni scorsi.

Liceo Berti

Gli studenti e le studentesse del liceo Berti hanno proclamato l’occupazione ufficiale dell’edificio rifiutando l’etichetta di atto sconsiderato e parlando di «scelta matura e consapevole». Il comunicato emesso dagli stessi mette sotto accusa il modello pedagogico basato sulla sola competizione meritocratica e sulla riduzione degli allievi a semplici dati statistici, ma denuncia anche il degrado materiale dei plessi: nella succursale si segnalano aule gelide con lezioni spostate nei corridoi, muri rattoppati precariamente con lo scotch di carta e totale inaccessibilità per compagni con disabilità motorie, chiedendo di dirottare i fondi destinati al riarmo bellico sulle aule scolastiche.

Liceo Regina Margherita

Mobilitazione anche al liceo di via Valperga Caluso, coordinata dalla sigla studentesca Osa. Mentre la sede centrale è stabilmente occupata contro i continui cambi di reggenza dirigenziale e contro i nuovi regolamenti interni che limitano rigidamente i permessi di uscita a pena di sospensione, nei giorni scorsi nella succursale di via Casana la dirigenza ha preferito prevenire il blitz sbarrando i cancelli fin dalla prima mattina per motivi di sicurezza, lasciando gli studenti sul marciapiede a causa della presunta presenza all’esterno di comitati intenzionati a forzare l’ingresso.

Istituto Sella Aalto Lagrange

L’azione portata avanti in via Gené dall’Assemblea Lagrange, con il sostegno del Kollettivo Studentesco Autonomo, guarda direttamente alle mobilitazioni studentesche francesi. Gli studenti denunciano una condizione di trascuratezza strutturale cronica, i cantieri fermi da oltre un decennio, i cavi della corrente scoperti che scendono dai soffitti delle classi e tetti delle palestre a rischio cedimento. L’istituto, caratterizzato da un’elevata presenza di ragazzi di seconda generazione, contesta apertamente le recenti misure ministeriali sugli alunni stranieri, annunciando che il blocco della scuola proseguirà finché la Città Metropolitana non fornirà scadenze certe per l’agibilità e la riapertura dei laboratori.

Liceo Carlo Ignazio Giulio

Nel mirino dei manifestanti ci sono i provvedimenti del dicastero dell’Istruzione sull’accoglienza degli allievi stranieri, definiti discriminatori, uniti a denunce su aule degradate, infissi rotti e impianti di riscaldamento insufficienti per l’autunno in arrivo, rivendicando una funzione sociale e formativa aperta e priva di misure punitive o securitarie.

Galileo Ferraris, Majorana, Einstein, Gioberti e Primo Artistico

 

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La protesta non si limita alle singole realtà di quartiere ma si estende a macchia d’olio sull’intera conurbazione torinese. Si sono uniti alla mobilitazione lo scientifico Galileo Ferraris e il Majorana di Moncalieri, che hanno formalizzato l’occupazione delle aule affiancandosi agli istituti già bloccati dal giorno precedente: la succursale del classico Gioberti, l’Einstein e il Primo liceo artistico, mentre al liceo Gobetti prosegue la formula dell’autogestione controllata con dibattiti e lezioni alternative autoprodotte.

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