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Ad Alessandria ha fatto tappa la maratona “Uniti per Paolo”: in Comune la riflessione sulla violenza giovanile – FOTO

Paolo Sarullo è il giovane albenghese che era stato ospitato in collegamento al Festival di Sanremo, a due anni dalla tremenda aggressione subita

Marco Lovisolo

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ALESSANDRIA – Abbiamo il coraggio di stare dalla parte giusta se assistiamo a una violenza o ci giriamo dall’altra parte? La risposta a questa domanda può fare tutta la differenza del mondo. Specie se ci si trova di fronte a una situazione simile a quella che ha coinvolto Paolo Sarullo, vittima a soli 24 anni di una brutale aggressione durante un tentativo di sottrargli il monopattino ad Albenga, e noto al grande pubblico anche per l’apparizione, in collegamento, a Sanremo 2026.

Ecco Paolo durante il collegamento a Sanremo, mentre dialoga con Carlo Conti. In quell’occasione il ragazzo aveva voluto lanciare un messaggio: «Quello che è successo a me non deve accadere più a nessuno»

La maratona con arrivo nel cortile del Comune

Ieri, 5 novembre, i ragazzi del Servizio Civile Universale di Alessandria sono stati coinvolti in un intenso momento istituzionale in Comune per riflettere sui temi della violenza giovanile, a partire dall’aggressione subita da Paolo. A guidare la riflessione c’era la Fondazione “Uniti per Paolo ETS”, presieduta da Rossella Lamarra e costituita nel dicembre 2025 per promuovere progetti di prevenzione della violenza giovanile e di sostegno alle famiglie che affrontano situazioni di difficoltà in seguito a questi episodi.

Il pomeriggio è iniziato con l’arrivo del maratoneta Andrea Pieri, che nel cortile interno del Comune ha tagliato il traguardo della tappa alessandrina della maratona “Uniti per Paolo”.

L’arrivo di Andrea al traguardo di tappa nel cortile del Comune di Alessandria

Il suo è un percorso di quasi 600 chilometri in 15 tappe, attraverso Toscana, Liguria, Piemonte e Lombardia, per raggiungere Milano domenica 8 novembre. Un percorso che tocca città, comunità, luoghi simbolici e territori legati alla storia di Paolo Sarullo: non soltanto una sfida sportiva, ma un viaggio attraverso l’Italia per parlare di prevenzione della violenza giovanile, legalità, rispetto, perdono, solidarietà, inclusione e responsabilità collettiva. La maratona nasce dalla volontà di trasformare la drammatica storia di Paolo in un messaggio capace di raggiungere soprattutto le nuove generazioni.

La locandina di presentazione della maratona

Il tutto grazie alla tenacia e alla forza di volontà di Andrea Pieri e del suo staff, che hanno deciso di sposare la causa. «In giovane età mi prendevano in giro perché ero sovrappeso» – ha raccontato Andrea durante l’audizione congiunta della commissione consiliare Politiche Sociali e Sanitarie e della commissione Cultura e Istruzione che ha seguito l’arrivo del maratoneta ad Alessandria – «La corsa mi ha aiutato tanto. Quest’estate ragionavo coi miei amici del fatto che non avevo mai partecipato a una gara, e ho detto: “Vorrei fare Piombino-Milano di corsa”. E allora mi sono detto che se volevo farlo, dovevo lanciare un bel messaggio: ho scelto di battermi contro la violenza, sia verbale che fisica. Una parola può ferire quanto un pugno. Vorremmo che quello che è successo a Paolo non accada mai più a nessuno».

L’audizione organizzata per l’occasione in sala consiliare

L’audizione convocata in sala consiliare, alla presenza degli assessori Vittoria Oneto e Roberta Cazzullo, è stata dedicata alla riflessione concreta, con i ragazzi del Servizio Civile e le associazioni presenti, su ciò che le istituzioni, le scuole, le famiglie e le associazioni possono realizzare insieme per contrastare comportamenti violenti e costruire comunità più sicure.

Un momento dell’audizione in sala consiliare

Rossella Lamara ha raccontato, anche attraverso la proiezione di video, ciò che accadde quella sera del 19 maggio 2024, quando Paolo, 24 anni e «pieno di sogni e speranze», era in compagnia di un amico, di ritorno da una serata in discoteca. All’uscita del locale è stato circondato da un gruppo di ragazzi. Volevano il suo monopattino, glielo hanno portato via. Paolo li ha inseguiti per riprenderselo: è qui che ha ricevuto un pugno sul volto che lo ha fatto cadere all’indietro. La testa ha sbattuto sull’asfalto.

Trasportato d’urgenza all’ospedale di Pietra Ligure, il ragazzo è stato sottoposto a due interventi chirurgici: i medici sono riusciti a salvargli la vita, ma dopo tre mesi di coma, la rimozione di una parte del cranio e una diagnosi di tetraplegia con gravi compromissioni cognitive.

Dopo aver lottato a lungo tra la vita e la morte, Paolo affronta oggi un difficile percorso di riabilitazione, segnato da conseguenze neurologiche e motorie gravissime. Nonostante tutto, ha saputo trasmettere un messaggio di perdono e speranza, diventando il simbolo di una battaglia che non riguarda soltanto lui, ma l’intera società. «È quando vediamo la disabilità come un problema che falliamo! Paolo ha superato prima di noi che gli stavamo accanto lo schock per la nuova condizione in cui si è trovato» sottolinea Rossella. Un ragazzo davvero forte Paolo.

Si è affrontato anche il tema della responsabilità di chi commette simili aggressioni, e dei mancati risarcimenti che di frequente si verificano quando gruppi di giovani si rendono protagonisti di simili episodi di violenza. «Noi proponiamo il Servizio Civile obbligatorio per i giovani sotto i 21 anni che commettono violenze e non possono risarcire le vittime» dichiara la presidente della Fondazione “Uniti per Paolo”.

Il messaggio del governatore Cirio

La seduta ha coinvolto attivamente i volontari presenti, che sono intervenuti raccontando anche esperienze del proprio vissuto. È arrivato il videomessaggio del presidente Cirio, che ha ribadito, da parte della Regione Piemonte, il sostegno ai progetti contro il bullismo – la maratona stessa è patrocinata dalla Regione – e la sua personale grande ammirazione per Paolo.

Presentato il termine “atéfano”

Presente all’audizione anche l’associazione “Rachele Franchelli: uno sguardo senza confini APS”, tramite la presidente Silvia Ravera. Madre di Rachele a cui la fondazione è dedicata, ha dovuto affrontare il terribile momento della perdita della figlia: per questo, insieme a tante altre persone che hanno vissuto questo trauma, sta conducendo una campagna per far inserire nei vocabolari il termine “atéfano” per indicare chi ha patito la perdita di un figlio. «La parola è stata inserita nel dizionario della Treccani, ma per essere riconosciuto dall’Accademia della Crusca ci è stato spiegato che dobbiamo farla diventare virale» ci racconta Silvia, che ha invitato anche il consiglio comunale di Alessandria a discutere l’adozione del termine. Istanza accolta dai membri del consiglio presenti: c’è l’ipotesi di affrontare il tema già nel prossimo consiglio comunale

Intanto, nel Consiglio regionale del Piemonte di martedì il termine è stato approvato a maggioranza, dopo che già lo stesso passo era stato fatto dal Consiglio regionale della Liguria. E ora si attende anche il “sì” della Regione Lombardia.

Proprio in territorio lombardo ci sono le prossime (e ultime) tappe della maratona che Andrea sta conducendo per Paolo: domani il maratoneta sarà a Pavia, per portare anche lì un messaggio di prevenzione, sensibilizzazione e responsabilità collettiva.

«La prevenzione deve fondarsi su un vero e proprio patto generazionale»

«Ospitare ad Alessandria la maratona “Uniti per Paolo” significa interrogarsi profondamente sul ruolo che tutti noi rivestiamo all’interno della comunità» – ha commentato l’assessore Vittoria Oneto – «Il tema della violenza giovanile richiede un’analisi approfondita delle dinamiche relazionali e dei linguaggi con cui i nostri ragazzi si confrontano oggi. Al tempo stesso, è fondamentale ricordare che gli adulti devono offrire il buon esempio: quando la politica, il dibattito pubblico e i linguaggi quotidiani usano toni aggressivi e conflittuali, si finisce per legittimare modelli sbagliati.

Per questo la prevenzione deve fondarsi su un vero e proprio patto generazionale. Abbiamo il dovere di assumerci la nostra parte di responsabilità, istituzioni e adulti in primis, adottando comportamenti inclusivi e promuovendo una cultura dell’ascolto e del rispetto reciproco, affinché i nostri ragazzi possano crescere in una società che sa guidare con l’esempio prima ancora che con le parole».

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