Al trampolino olimpico di Pragelato lo striscione di Extinction Rebellion: fermate l’ecocidio
La protesta contro gli sprechi olimpici in vista del 2030
PRAGELATO – Un grande striscione rosso, con la scritta “Fermare l’ecocidio”, ha spezzato questa mattina il bianco della neve a Pragelato. Appeso a lato del trampolino di salto, nel giorno conclusivo delle gare olimpiche tra Milano e Cortina, il messaggio porta la firma di Extinction Rebellion, che torna così a contestare l’impatto ambientale dei grandi eventi sportivi in montagna.
L’azione in alta quota arriva dopo lo striscione esposto al Forum di Assago e la “parata degli ermellini” inscenata nel centro di Milano. Una decina di attivisti si è arrampicata nella neve per affiggere la scritta proprio mentre si disputavano le ultime gare tra Milano e Cortina d’Ampezzo, accendendo i riflettori su quello che definiscono “l’ennesimo esempio di greenwashing sportivo”.
Secondo il movimento, le Olimpiadi vengono “vendute mediaticamente come ecosostenibili per nascondere le ovvie preoccupazioni di fronte a un habitat montano in sofferenza”, mentre dietro la retorica ambientale continuerebbero a prevalere le logiche del profitto. Nel mirino finiscono in particolare gli investimenti nell’industria dello sci e la costruzione di nuovi impianti ad alto impatto ambientale in occasione dei grandi eventi, a partire proprio dai Giochi invernali.
I nodi irrisolti del 2006
Il riferimento non è casuale. La pista di salto di Pragelato fu realizzata per i Giochi Olimpici invernali di Torino 2006 con un costo di circa 35 milioni di euro. Oggi versa in stato di abbandono. Ancora più emblematica, secondo gli attivisti, la vicenda della pista da bob di Cesana Torinese: costata 110 milioni, utilizzata solo per pochi anni e poi dismessa, sarà demolita con un ulteriore esborso stimato in 10 milioni.
Nonostante la proposta del Comune di Torino di riutilizzare l’impianto per le gare di Milano-Cortina, la scelta è ricaduta sulla costruzione di una nuova pista a Cortina d’Ampezzo, con un investimento di 118 milioni di euro e l’abbattimento di decine di larici secolari. Una decisione che ha alimentato le polemiche tra amministrazioni, comitati e associazioni ambientaliste.
Lo sguardo già rivolto al 2030
Mentre le Olimpiadi 2026 si sono concluse, il dibattito guarda già al 2030, quando i Giochi invernali si terranno sulle Alpi francesi. Un appuntamento che potrebbe coinvolgere nuovamente anche il Piemonte: il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha candidato l’Oval per ospitare le gare di pattinaggio, mentre i sindaci di Cesana Torinese e Oulx hanno chiesto alla Regione Piemonte 150 milioni di euro “per resistere alle Olimpiadi 2030”, così da competere con le località francesi destinatarie di consistenti finanziamenti.
Ma le grandi opere legate ai Giochi non sembrano incontrare un consenso unanime. A Cortina, un questionario diffuso nel marzo 2025 avrebbe evidenziato che oltre la metà dei residenti è contraria alle nuove grandi costruzioni. A Milano, il Comitato Insostenibili Olimpiadi denuncia l’assenza di un reale coinvolgimento della cittadinanza.
Sul piano internazionale, il Comitato delle Nazioni Unite incaricato di vigilare sul rispetto della Convenzione di Aarhus ha accolto il ricorso di alcune associazioni francesi che lamentano la mancanza di un adeguato dibattito pubblico sull’organizzazione dei Giochi invernali 2030 nelle Alpi francesi.
Le Alpi e la crisi climatica
La protesta di Extinction Rebellion si inserisce in un contesto climatico sempre più critico. Le Alpi sono tra gli ecosistemi europei più colpiti dal riscaldamento globale: i ghiacciai arretrano di anno in anno e, secondo uno studio pubblicato sull’International Journal of Climatology, tra il 1920 e il 2020 le nevicate sull’arco alpino sono diminuite del 34%.
“Rivendichiamo uno sport per vivere la montagna in modo sostenibile e non come un parco giochi”, afferma il movimento. L’obiettivo dichiarato è sostenere gli ecosistemi in trasformazione, gestire la turistificazione e rendere lo sport accessibile a tutte e tutti, oggi e per le generazioni future.
Lo striscione rosso di Pragelato, visibile contro la neve come un segnale d’allarme, riapre così una discussione destinata ad accompagnare ancora a lungo il futuro delle Olimpiadi invernali sulle Alpi.
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